Nonostante il tempo dei grandi bilanci sia soprattutto l’Equinozio di Autunno, che poi ci porta verso la Metà Oscura con Samhain, già in questo periodo iniziamo a sentire il bisogno di fare il punto della situazione.
Qualcosa nella nostra coscienza inizia lentamente a cambiare e si fa sentire, seppure in sordina, con qualche nota malinconica qua e là: sappiamo che la nostra opera è finita.
Siamo lì a guardarla con soddisfazione, eppure il sentore che il campo vada svuotato da ciò che è in più c’è già: abbiamo detto che il taglio è non solo simbolo di abbondanza per ciò che raccogliamo, ma anche anticipatore dei tagli che, da qui in poi, dovranno avvenire.
Dividere il raccolto in covoni, analizzarlo e riassumere quello che è stato il nostro lavoro fa già in modo che nel nostro sguardo si faccia spazio qualcosa di più: abbiamo fatto ciò che dovevamo fare, abbiamo più o meno raggiunto l’obiettivo che volevamo, realizzato il nostro progetto.
E adesso?
La prospettiva del dopo fa già capolino dentro di noi: cos’è che non è andato bene?
Cos’è che, dato il lungo lavoro fatto, non risuona più con noi?
Cos’è che ci ha impedito di fare quel passo in più, per avere un raccolto ancora migliore?
O ancora: cos’è che rimane sul campo, dopo che abbiamo raccolto tutto ciò che potevamo raccogliere?
Un filo che è caduto durante il taglio, una spiga che non si è amalgamata bene con le altre, un residuo che ormai stona del tutto con il senso dei covoni appena messi insieme: su questo dobbiamo iniziare a riflettere.
Certo, partire dal tema del lasciare andare è forse più difficile, rispetto al cominciare dal raccolto vero e proprio. Ma all’ispirazione non si comanda, perciò procediamo!
Cosa succede, cosa rimane dopo aver raccolto tutto quello che era in nostro potere raccogliere?
Succede che dobbiamo iniziare a discriminare tra ciò che, rimasto a terra, vale ancora la pena portare avanti e ciò che invece va lasciato dietro, perché non è più parte di noi.
È qui che si inserisce il tema della morte, dei tagli e dei rami secchi.
Per quanto i tagli forti siano quelli da mettere in pratica durante la prossima stagione, già in questo primo raccolto possiamo iniziare a farci un’idea di come vogliamo che sia la nostra nuova vita e di cosa speriamo di raccogliere nel prossimo Giro di Ruota.
Quando vediamo i covoni riuniti, riusciamo già a creare in noi un’immagine: come Michelangelo vedeva già la sua opera scolpita nella pietra grezza, così noi sappiamo già quale materia eliminare dall’immagine che vogliamo creare.
Questo periodo serve più che altro a renderci coscienti che qualcosa va eliminato, che il campo dovrà essere ripulito prima del prossimo raccolto, quando poi riceveremo gli ultimi doni dalla terra e inizieremo a discendere nei nostri abissi interiori.
Se infatti non facciamo affiorare in noi questa coscienza, se non comprendiamo cosa vogliamo o dobbiamo lasciare indietro, non possiamo giungere preparati a questo periodo di discesa.
Discesa che è fondamentale per renderci consapevoli stavolta non di cosa vogliamo lasciare andare, ma di cosa vogliamo portare alla luce nella nostra nuova vita, dopo il letargo invernale.
Se non eliminiamo i vestiti vecchi dall’armadio, quelli nuovi non ci entreranno mai, quindi non potremo mai comprarli: questo è il ragionamento che dobbiamo iniziare a fare.
Godiamo della nostra opera e del lavoro che abbiamo portato a termine: siamo felici e grati dei doni che La Dea ci ha offerto.
Ma siamo anche coscienti che a breve e per tutto l’inverno La Dea non si mostrerà più a noi come La Madre fertile e ricca di regali, bensì avrà il volto della vecchia e della morte: il grano non si taglia, in fondo, con una falce?
Prendiamo i nostri bei covoni, analizziamoli ben bene per capire cosa abbiamo raccolto finora e da lì vediamo cosa è rimasto fuori: molto probabilmente tra quei fili rimasti ce ne sarà qualcuno da lasciare per terra.
Iniziamo da qui, senza affollarci troppo la testa di pensieri, ma cominciamo: di sicuro sappiamo già cosa non ha funzionato o cosa già da tempo non funziona.
Questo periodo di riflessione ci servirà solo per rendercene ancora più consapevoli e soprattutto per renderci consapevoli che quel filo ormai ha fatto il suo tempo ed è giunto il momento di lasciarlo alla terra: la nostra offerta, in segno di gratitudine per la nostra crescita e per tutto ciò che ci ha donato.
©Lucia Boggia
Lascia un commento