La Ruota gira velocemente e qualcosa ancora occorre dire su questo primo raccolto: abbiamo parlato del taglio, del lasciare andare. Adesso ci focalizziamo sui temi dell’abbondanza e della gratitudine.
Molto spesso infatti vediamo solo il lato negativo delle cose, solo ciò che di brutto ci accade o gli stati d’animo più cupi: quanta bellezza abbiamo intorno e spesso neanche ce ne accorgiamo!
Il senso principale del raccolto, sebbene raccogliere in sé sia importante, non è tanto quanto si raccoglie, ma come e perché: anche se abbiamo fatto un solo piccolo passo verso l’obiettivo che volevamo raggiungere, abbiamo comunque fatto del nostro meglio per arrivarci.
Magari si tratta di un obiettivo a lungo termine, per cui ci vorranno più giri di ruota per raggiungerlo, ma ciò non significa che non ci arriveremo o che quello che abbiamo fatto in questi mesi sia stato inutile.
Un conto è riconoscere che in una data situazione effettivamente non ci siamo impegnati, un altro è comprendere che nonostante tutta la buona volontà, non avremmo potuto fare di più.
Il come è importante, in questo caso, più del quanto: come abbiamo curato i nostri progetti?
Quanto impegno ci abbiamo messo? Ci siamo dati ad essi anima e corpo?
Se le risposte sono tutte positive, allora non abbiamo nulla da rimproverarci e anzi dobbiamo cercare di essere grati per quello che abbiamo ricevuto: siamo circondati di bellezza e basta guardarci intorno, per rendercene conto.
Ogni volta che apriamo gli occhi, ogni volta che ci specchiamo nell’amore della nostra famiglia e dei nostri partner, ogni volta che siamo immersi nella magia di un tramonto o del mare o del cielo è un’occasione per essere grati.
La gratitudine è la base di tutto, senza non si va da nessuna parte.
Rendiamo grazie, non solo e non tanto per il nostro raccolto, ma per ogni cosa che ci circonda, per tutto ciò che viviamo e che arricchisce la nostra vita.
Rendiamo grazie per i traguardi che siamo riusciti a raggiungere, ma anche per ciò che non ci aspettavamo ci arrivasse e che invece adesso possiamo abbracciare: tutto ciò che facciamo, tutto ciò che ci arriva, che sia bello o brutto, è parte in qualche modo del nostro raccolto.
A volte infatti alla destinazione che desideriamo giungiamo in una maniera del tutto diversa da quella che immaginavamo: a volte facciamo un passo, imbocchiamo un cammino che pensiamo sia esattamente quello giusto, ma che ci porterà dove vogliamo solo dopo un immenso giro e tante peripezie.
E anche questo fa parte del viaggio e del raccolto. Soprattutto questo.
Magari siamo su una strada e dal finestrino notiamo un particolare che ci attrae, anche se apparentemente ci allontana dalla nostra destinazione. Oppure foriamo una ruota e dobbiamo deviare per ripararla.
Ma quel particolare o quella deviazione aggiungerà un tassello che andrà ad arricchire il nostro percorso, che magari col tempo ci svelerà ancora meglio il modo per giungere al nostro traguardo e che scopriremo alla fine legarsi perfettamente al disegno iniziale.
Esserne grati ci aprirà automaticamente a ricevere maggiore abbondanza e l’abbondanza farà emergere in noi ancora più gratitudine.
Una gratitudine senza pretese o aspettative: saremo grati di essere, tutto qui.
Essere dove siamo, pur con tutti gli ostacoli e le difficoltà.
Perché la vera gratitudine non nasce dal fatto di ricevere ciò che vogliamo, ma dal più genuino sentimento di percepire la vita intorno a noi e la sua bellezza: quando smettiamo di fissare solo il lato “negativo”, allora tutto appare incluso in un quadro molto più ampio.
E allora penseremo che è vero che non siamo riusciti in quella cosa, che fatichiamo a gestire i nostri traumi e le nostre vulnerabilità, che magari abbiamo intorno situazioni pesanti e anche tristi… ma ci ricorderemo che siamo qui e il solo fatto di essere, nonostante tutto, ci farà sentire grati.
È da questo sentimento che viene fuori l’abbondanza: l’abbondanza di chi sa ancora stupirsi, nonostante le avversità;
di chi sa gioire, nonostante la sua vita sia costellata di lacrime e sudore;
di chi continua a mettersi alla prova, perché sa che ha ancora tempo per dipingere la sua tela.
Su queste ultime parole chiudo il mio pensiero, sperando che possa portarvi un po’ di ispirazione.

Ancora felice raccolto!

©Lucia Boggia