La Ruota gira, e sebbene faccia ancora molto caldo e ancora possiamo bagnarci nelle acque fresche e accoglienti della Dea, lentamente iniziamo il nostro viaggio verso la discesa.
Già da due mesi il sole ha superato il suo punto più alto, tramontando sempre un po’ prima: la dolcezza del buio ci avvolge nelle nostre serate, mentre lasciamo in esso i frutti di ciò che abbiamo seminato nei mesi scorsi.
Passeggiando in natura, possiamo notare il lento eppure ineluttabile cambiamento: tra il verde ancora imperante, appaiono alberi già aranciati e foglie marroni che iniziano a cadere.
La Dea è una misteriosa e magica danza, che ci accoglie nel suo abbraccio e ci porta con sé.
E dunque in questo periodo che a tratti già ci fa assaporare la fine e la trasformazione, guardiamo a ciò che abbiamo raccolto e ricevuto e rendiamo grazie.
Osserviamo i passi compiuti, i traguardi raggiunti, le messi dorate che alchemicamente abbiamo trasformato nel nostro pane: quanto siamo soddisfatte/i? Quanto ancora deve essere cambiato? Quanto deve essere lasciato andare, in quel taglio che ci mostra sì l’abbondanza del raccolto, ma anche la necessità della morte, in vista della rigenerazione?
Senza giudicarci, facciamo il punto della situazione: scaviamo nel profondo, per capire quanto di questo raccolto è ciò che realmente desideriamo e quanto invece ci siamo sentite/i obbligate/i dalla necessità, dalle aspettative altrui, da illusioni che ormai non tengono più.
La Dea, che in questo momento appare come La Madre generosa e portatrice di doni, ci mostra anche il suo volto amorevole e pieno di compassione: è a questo volto che dobbiamo ispirarci, per imparare ad accettare i lati scomodi di noi, le cadute, le battute d’arresto e tutto ciò che ci fa stare male.
Analizziamo il nostro raccolto con gli occhi di questa madre amorevole, consapevoli che possiamo comunque correggere il tiro, che sia adesso o nel prossimo Giro di Ruota: non sempre ciò che vogliamo ci arriva o comunque non sempre ci arriva nei tempi e nei modi che avremmo desiderato.
Ma è questa la danza della Dea, è questa la danza della vita.
E in questa danza noi dobbiamo imparare, volta dopo volta, ad intrecciare i nostri passi a quelli della Dea;
in un continuo soffio vitale, in un continuo movimento di espansione e contrazione.
Perché la contrazione è necessaria, affinché tutto torni ad espandersi.
Così noi impariamo a viaggiare, tra vita e morte, alti e bassi, discese e risalite, tornando sempre più ad essere chi siamo realmente.
Raccogliamo gli ultimi covoni di grano, poi lentamente iniziamo la nostra nuova discesa.
Felice viaggio a tutte/i!

©Lucia Boggia