Cosa c’è di più bello, cosa c’è di più sacro e creativo che scegliere la propria zucca e intagliarla?
Un’attività in cui coinvolgere amici, figli e parenti e che al di là della parte ludica, invoglia alla concentrazione e alla riflessione. Almeno questo è l’effetto che ha su di me.
Il taglio, lo scavo e il dare forma alla zucca dopo averla svuotata di ciò che non serve è un vero e proprio rituale.
È vero che in origine questo atto è nato per rendere la rapa/zucca una lanterna, ma se ci pensiamo… quanto di tutta la simbologia di questo periodo dell’anno si racchiude in questo gesto?
Siamo in autunno, abbiamo imboccato la strada che ci porterà al giorno più buio dell’anno e alla stagione fredda: ciò che dovevamo raccogliere lo abbiamo raccolto ed è ora di fare i conti con la nostra vita.
È ora di lasciare andare, di disfarci di ciò che non ci serve più. Ma per farlo occorre scavare dentro noi stessi, per capire cosa tenere e cosa abbandonare. Non solo: lo scavo ci aiuta a fare faccia a faccia con noi stessi, con ciò che di noi o della vita in generale non accettiamo e ci aiuta ad abbracciare queste ombre, ad amarle, a perdonarle.
La zucca diventa il nostro calderone, il calderone della Dea che ribolle di cose da portare a termine, di domande e di emozioni. Il calderone nel quale tornare, per riaccendere la luce e tornare alla vita.

©Lucia Boggia