Un ottimo modo per celebrare Imbolc è creare dei piccoli rituali di ‘guarigione’, essendo questo il tempo della purificazione, dei nuovi inizi e della guarigione legata al fuoco e alle acque sacre di Brigit.
Possiamo far sciogliere nell’acqua un foglio su cui avremo scritto a matita le ferite che vogliamo curare e che immaginiamo si dissolvano insieme al nostro biglietto.
Dico “curare” e non “guarire”, perché la parola “guarigione” potrebbe evocare sfumature straordinarie e miracolose, e per me in questo senso la guarigione non esiste: essa è un lento, lungo, continuo e spesso doloroso processo di cura, di consapevolezza e di gestione delle proprie ferite.
Non esiste la formula magica che mette le cose a posto: la guarigione così intesa è ‘solo’ un processo di ricerca.
Un sentiero irto che ha lo scopo di farci capire come funzioniamo e perché, e soprattutto di imparare ad accettarlo e fare del nostro meglio per smussare gli angoli quando possibile.
Ovviamente il rituale in sé non basta e dobbiamo impegnarci, giorno dopo giorno, a mettere in pratica ciò che abbiamo ritualizzato: il sollievo provato nell’atto di sciogliere il biglietto è solo la spinta a proseguire il cammino.

©Lucia Boggia