Come sempre ad ogni sabba non può mancare la divinazione.
Sappiamo ormai che ci sono tantissimi modi per divinare, per analizzare i messaggi che ci vengono donati: pendolo, piromanzia, letture di rune o conchiglie, tasseomanzia, oracoli, tarocchi.
Le ultime due modalità sono quelle uso maggiormente e in particolare la lettura che sto impiegando negli ultimi tempi, è quella di scegliere tre carte: la prima a sinistra rappresenta il passato, quella centrale il presente e l’ultima il futuro.
Associare determinati simboli e figure ad un certo significato, può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e la direzione che vogliamo far prendere alla nostra vita.
I simboli da sempre parlano alla parte più inconscia e profonda del nostro cervello: le poesie sono ricche di metafore e simbologie che ci connettono con questa parte, e non è un caso se i poeti sono sempre stati considerati i portavoce delle divinità. Perché è proprio di questo guardare oltre il velo, che si nutre il rapporto col Divino.
Gli stessi testi sacri delle religioni ufficiali narrano quasi esclusivamente per metafore e allegorie, proprio perché il simbolo parla un linguaggio totalmente diverso, che la parte più razionale di noi non riesce a comprendere.
La nostra società oggi tende a ridicolizzare o demonizzare queste pratiche, ma in realtà esse non fanno altro che ricordarci che noi siamo parte di quella Divinità con cui cerchiamo di comunicare: siamo sua manifestazione e scintilla.

© Lucia Boggia