Chi è La Dea? Cos’è? Cosa significa parlare di Dea? E cosa significa parlare della Dea oggi, nella nostra società e nel nostro tempo?
Devo dire che grazie alla crepa che la mia ultima crisi sta aprendo, mi sto ponendo molte domande in merito: cosa sto facendo? Dove sto andando? Come posso usufruire del mio dono, in questa società, per contribuire al cambiamento che vorrei vedere?
Come posso agire, in modo tale che le mie azioni abbiano un significato? E qual è lo scopo della spiritualità in tutto questo?
Essere al centro di un forte cambiamento nella propria vita, porta a farsi queste domande e porta al desiderio di attuare tale cambiamento anche altrove.
Ma da dove iniziare?
Bella domanda: io tuttora non lo so…
Ho messo in pausa i lavori più “gravi”, per potermi dedicare ad altro, per poter seguire da vicino anche altri obiettivi: il libro è stato pubblicato e sto cercando di pubblicizzarlo, ma non era l’unico seme da far crescere in vista del raccolto.
Il punto è che se non siamo in grado di attuare dei cambiamenti nella nostra stessa vita, come eliminare un’abitudine nociva, lavorare per raggiungere un obiettivo, creare dei legami o nuove abitudini. Se non riusciamo a fare tutto questo per noi stessi, come vogliamo pretendere di agire nel mondo in maniera costruttiva?
La spiritualità della Dea, se seguita in maniera profonda e coerente, ci aiuta davvero a creare la vita che vogliamo. Per noi stessi, per le altre persone e per tutte le creature esistenti.
Seguo il cammino della Dea da sette anni, più o meno, e in tutto questo tempo ho imparato a distinguere le mie esigenze e i miei bisogni da ciò che ho letto sui libri o visto su internet.
Ho imparato a tracciare la mia strada, a fare le mie scelte.
L’esistenza è in continua evoluzione, l’essere umano e la società sono in continua evoluzione e va da sé che la spiritualità dovrebbe seguire questo andamento: nella realtà dei fatti, senza creare inutili veti e paletti, è proprio quello che succede.
I bisogni cambiano insieme alla società e alle persone e dunque cambiano anche i bisogni spirituali: la risposta spirituale di cui abbiamo bisogno oggi non può e non deve essere la stessa di quella di venti, cinquanta o cento anni fa… o ancora di secoli e millenni fa.
Come la lingua che sempre si evolve e non resta mai uguale a se stessa, così tutto il resto cambia e si evolve.
E allora non possiamo aspettarci che tutte/i reagiscano allo stesso modo o che le regole, gli insegnamenti e i precetti spirituali e religiosi restino sempre gli stessi: equivarrebbe a negare la nostra stessa evoluzione. E in effetti è proprio quello che sta accadendo oggi, che continua ad accadere: il “diverso” (che non vuol dire “sbagliato” e non è l’incarnazione del male) continua ad essere tagliato fuori, le guerre impazzano ovunque, la terra e la natura continuano ad essere sfruttate per il solo tornaconto dell’essere umano (almeno così si pensa, ma è evidente a tutte/i che questo sfruttamento ci si sta ritorcendo contro), gli animali sono sempre più torturati e via dicendo.
Vivere seguendo la spiritualità della Dea significa innanzitutto assumersi le proprie responsabilità: è un agire responsabilmente e con rispetto nei confronti di se stessi, delle altre persone e del pianeta.
È vivere secondo l’idea incarnata di una Madre Cosmica che ci accoglie tutte e tutti, senza distinzione, e che proprio per questo si rivolge a tutte/i: donne, uomini, bambini, anziani e l’intero creato.
La Dea è La Madre da cui tutte/i proveniamo e nasciamo e a cui tutte/i ritorneremo: il ventre cosmico, che non è altro che una soglia. La soglia da cui tutto passa, in un senso e in un altro, nella vita e nella morte che poi conduce ad una nuova vita.
Devo questa immagine, queste riflessioni e tutta la crisi che ne è conseguita agli insegnamenti di Laura Ghianda, già citata in un mio precedente articolo. *
Laura Ghianda fonda tutto il suo lavoro e la sua Teasofia (nome coniato dalla stessa ad indicare questo diverso approccio spirituale) proprio sull’immagine di questo ventre cosmico, simboleggiato dal triangolo capovolto: una vulva, in pratica.
Ma è una vulva che rappresenta molto più che l’organo genitale femminile: è un cancello che, seguendo il moto ciclico e circolare insito nella natura e percorso dalla spiritualità della Dea, indica allo stesso tempo il punto di arrivo e di un nuovo inizio.
Riprendo l’immagine già utilizzata in altri articoli:


La Dea, Il Ventre Cosmico è un cancello, una soglia da cui, nel buio più fondo, nasce la prima luce che dà inizio al moto ciclico: quella luce man mano cresce sempre più, fino ad arrivare al suo picco, per poi iniziare a decrescere e tornare nel buio, per poi rinascere ancora.
È un movimento infinito, ma proprio perché tale e proprio perché ciclico, come già abbiamo visto, nessun punto nel cerchio è opposto all’altro: ogni tappa si fonde nella tappa successiva, fino a fare di quella soglia un punto in cui tutto è niente e viceversa.
Proprio per questo La Dea non fa distinzioni: il suo è un moto ciclico, è un agire ciclico che dona a tutto, tutte e tutti la stessa importanza. Dove non c’è un polo opposto all’altro, dove non esiste il “bene” contrapposto al “male”, il “bianco” opposto al “nero”, il “maschile” opposto al “femminile” e “giusto” contro “sbagliato”.
Tutto si fonde nella danza circolare, nell’armonia della diversità: è questo il paradigma che oggi dovrebbe fiorire, quello dell’amore e dell’armonia.
Seguendo il sentiero della Dea, in questa armonia ciclica e circolare, si può mettere in atto il proprio dono, il proprio talento, il proprio sentire e con questo agire al servizio della società e del mondo che si vuole creare.
Io… da un po’ mi sto domandando come fare, cosa fare, come fare per attuare quel cambiamento che già nella mia vita sta vedendo la luce. Ma mi sono resa conto che lo stavo facendo ancora con la lente sbagliata: ancora usavo la visione distorta che la nostra società continua a non voler cambiare.
Sebbene conoscessi la simbologia ciclica e ne seguissi il sentiero, non ne avevo ancora compreso il reale significato: da questo ha avuto origine la crisi che ha creato la crepa.
Quella crepa da cui ormai filtra la luce necessaria, affinché io stessa comprenda il vero senso di quella soglia e faccia venire alla luce una nuova vita, una nuova versione di me stessa.

©Lucia Boggia

* https://www.facebook.com/lauraghiandateasofia

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