Avvolte dal mistero figure in fuga trottavano e correvano lungo la strada accidentata: la rupe era impossibile da percorrere e nemmeno sapevano perché lo stessero facendo.
Non avevano scelta, questa era la risposta.
Ancora non si capacitava del perché, perché continuare a fuggire, perché ancora mostri e figure ammantate di nero continuavano a braccarla: perché, perché, perché?!
Cosa ancora non andava? Cosa ancora non era stato risolto? Quale nodo ancora la tratteneva?
Il tuffo finale, la consapevolezza di avercela in qualche modo fatta, aver trovato il modo di sciogliere quei nodi. Quel nodo. Tutto ciò che doveva fare era saltare.
Ma erano andati tutti tranne lei.
Tutti erano riusciti a superare il baratro, a giungere dall’altra parte della rupe, lì dove il crepaccio finiva.
Ma lei no, no… il suo amico stava sprofondando e non poteva andare senza di lui…
Il suo manto marrone scuro, le sue zampe chiedevano aiuto: si era bloccato nella crepa e non riusciva più ad andare avanti. E le nere figure si avvicinavano. Sempre di più: cosa poteva fare?
Ma il suo fido compagno aveva già deciso per lei e così si lasciò cadere nel baratro…
Come avrebbe potuto lasciarlo lì? Avrebbe dovuto fare qualcosa, subito!
Come in un film fantastico si gettò dalla rupe nella crepa, senza nemmeno riportare un graffio.
Ma il suo veloce destriero… quello sì, si era azzoppato: era ferito e perdeva molto sangue.
Si erano trovati così, per caso: forse scappava anche lui dai Manti Neri. Eppure era come se lo conoscesse da sempre, era parte della famiglia e tutti gli volevano bene. Adesso… come avrebbe fatto senza di lui?
Senza nemmeno sapere come ci fosse riuscita, si ritrovò all’improvviso fuori, con il cavallo tra le braccia: era ferito e perdeva sangue, ma forse se la sarebbe cavata.
Intanto… loro avrebbero dovuto continuare la corsa.
Dirsi addio? Le lacrime, per la ferita e per il distacco, già cadevano copiose. Eppure non c’era altra soluzione: non avrebbero potuto portarlo con loro.
Con persone fidate, trasformato e sotto altre sembianze, avrebbe riottenuto la sua libertà: era giusto così.
Un altro sguardo prima di separarsi: una magica sfera colorata trotterellava, donando il suo saluto.
Forse un giorno quella zampa ancora visibile sarebbe guarita. E sciolto dall’incantesimo, il meraviglioso cavallo sarebbe tornato a correre.
©Lucia Boggia
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