Fuori la pioggia batteva forte, scrosciava insistente: l’intera volta celeste piangeva, annunciando il tempo del freddo e del buio che di lì a poco avrebbe avvolto la terra.
Il grembo nero era ancora un mantello di foglie stropicciate: a breve esse sarebbero diventate il seme di una nuova vita. La vita che nascosta germogliava tra le radici e le ossa della terra.
Gli abitanti del villaggio si sporgevano ogni giorno: ogni giorno facevano capolino dalle loro tane, ma Madre Natura diceva loro che era presto per andare a dormire, per ristorarsi nel caldo delle loro case.
Quel giorno tuttavia Lacrima, La Dea della Pioggia, non la smetteva più di piangere e di versare il suo pianto sul grembo freddo della Madre: forse forse il tempo iniziava a farsi vicino.
Forse era meglio mettersi al riparo, preparare altra legna e altre scorte: La Madre del Freddo stava per arrivare e nessuno nel villaggio voleva farsi trovare impreparato.
Chi si faceva rosso in volto, per la gioia di riunirsi ai propri cari, raccontando vecchie storie intorno al fuoco;
chi riempiva il focolare di nuovi ceppi, in attesa di bruciare La Fiamma dell’Abbondanza: si diceva infatti che, prima del giorno più corto dell’anno, si raccogliesse un ceppo abbastanza grande che poi andava bruciato nella magica notte più lunga e più buia.
Questa fiamma avrebbe propiziato l’abbondanza del raccolto e ogni desiderio espresso, fino alla consunzione di quasi tutto il ceppo: una parte veniva infatti conservata per l’anno dopo, così da accendere la nuova Fiamma dell’Abbondanza.
Era un rituale molto sentito e tutti volevano farne parte, tanto che c’è chi dice che questo avvenisse alla presenza di tutto il villaggio: Gli Anziani Sacerdoti accendevano il fuoco e da lì tutte le fiamme venivano alimentate, così tutto il villaggio sarebbe stato illuminato da un’unica grande fiamma.
C’era anche chi allietava le proprie giornate danzando, mentre le donne insegnavano alle altre donne l’arte magica del tessere e del filare: si raccontavano storie, incantando e intrecciando i fili della creazione.
L’intero villaggio si fermava, entrava in una magica sospensione e tutto sembrava essere preso da una strana malia: certo, il tempo della Mietitrice, Colei che dissolveva il Confine tra I Mondi, era in qualche modo passato; eppure la sua caccia non era terminata e ancora a lungo le sue creature avrebbero dovuto sostare nella sua caverna.
Ma lì, nella lunga e oscura caverna della Vecchia, la vita in qualche modo riprendeva o almeno la speranza di rivederla: lì, nella notte più lunga dell’anno, si accendeva il fuoco, si incantavano storie e si celebravano il ritorno e la speranza della nuova vita.
E così, vedendo Lacrima che ancora piangeva, gli abitanti del villaggio si dettero a far festa: un giorno non lontano, il sole morendo sarebbe rinato.

©Lucia Boggia