Il mondo intorno era così diverso, adesso che sapeva.
Adesso che conosceva la verità: era stato come destarsi da un lungo ed intenso sonno, un torpore che mai aveva vissuto prima.
Quel senso di sicurezza, quella pace che lenta iniziava a scendere nel suo spirito, come balsamo divino: cos’era?
Il suono dell’acqua che scrosciava, una visione che ancora non riusciva a definire. Eppure sapeva che c’era: era lì, solida e fredda come una roccia, e nello stesso tempo calda e morbida come una dolce carezza.
Una nenia che da lontano la cullava, fino a farla addormentare felice.
D’un tratto aprì gli occhi: la cascata era vera e la avvolgeva come un manto invisibile e le dava nutrimento.
Con lentezza si alzò dall’erba soffice che le aveva fatto da giaciglio, si avvicinò alla fonte, avida e desiderosa di assaggiarne il segreto e il nettare che si diceva contenesse: un piede, poi l’altro.
Senza fretta, senza pensieri: l’abluzione la purificava da ogni fantasma e larva del passato, le donava l’oblio di cui aveva bisogno.
I piedi in quella piccola conca: due cerchi uno nell’altro, a formare uno strano simbolo. L’unione col Tutto.
E lei era ormai parte di quel Tutto: era lì, lo sperimentava, lo viveva, lo afferrava dolcemente con le mani.
I mattoni rossi erano rigati dall’acqua che scrosciava e veniva giù, pronta a lenire qualunque fastidio.
E poi una visione: una donna veniva fuori da quell’acqua pura e limpida.
La sua nudità le mostrava quanto sacro fosse il tempio mortale che tutti ospitava: una fiamma a tre punte danzava tra le sue mani.
Tre ali pronte a portarla ovunque volesse, ma la donna era lì. Ferma, davanti alla giovane sbalordita da tale magia: questa la guardava come se il mondo le si fosse svelato per la prima volta.
Muta, gli occhi sbarrati e la bocca penzolante nel vuoto, fissava i suoi capelli rosso fuoco: folti e vaporosi le scendevano lunghi fin sotto ai fianchi e rendevano quella nudità ancora più bella, ancora più sacra e scevra da tutti quei dettagli peccaminosi di cui la avrebbero intrisa le malelingue.
In realtà… non c’era niente di più bello: La Donna della Fiamma, La Donna Sole che regnava anche su quelle acque sacre e che solo in quel momento preciso aveva deciso di farsi vedere.
Muta, senza dire una parola, fissò la sua stessa fiamma. Poi allungò le mani, porgendola alla giovane donna, che la accolse senza fare domande: era quello che aspettava.
Il fuoco di cui La Dea le faceva dono, chiedendole di custodirlo.
Ancora una volta la fanciulla aprì gli occhi: ancora distesa sul suo giaciglio erboso, gettò lo sguardo alla fonte.
L’acqua continuava scorrere, carezzando i rossi mattoni, e la donna misteriosa era scomparsa.
Ma guardando più in là, nel punto in cui i due cerchi si intersecavano, lì vide sorgere un’enorme coppa: al suo interno ardeva la triplice fiamma.
©Lucia Boggia
Immagine che rappresenta i giardini di Chalice Well a Glastonbury (Somerset) ed eccezionalmente presa dal web: https://www.chalicewell.org.uk/our-history/a-brief-history-of-chalice-well/
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