Il corpo danzava e si muoveva sinuoso al ritmo dei tamburi: un antico richiamo, il battito della terra, il cuore delle sue radici.
Nella sabbia avanzava, e intorno ai piedi danzavano e con lei si muovevano i suoi serpenti: da terra si avvinghiavano lungo tutto il corpo, da un lato e dall’altro.
Prima le caviglie, poi le gambe, i fianchi sui quali frusciava la lunga veste rossa, il suo intero corpo era diventato la dimora di quei potentissimi e misteriosi animali, messaggeri della Grande Dea.
Sulle braccia essi erano diventati dei lunghi e meravigliosi monili scintillanti, mentre dalle stesse una stola di seta aranciata pendeva e danzava al vento.
Le bestie sinuose accompagnavano quei movimenti, seguendo il tamburo e una folla invisibile di altre donne: forse ricordi di qualche vita passata, forse la sua tribù di sorelle o semplici immagini prodotte dalla sua mente, suggestioni d’altri tempi… qualcosa a cui, in un modo o nell’altro, lei aveva coscienza di essere appartenuta.
I due serpenti che le si attorcigliavano intorno ai fianchi giunsero fin sopra le spalle, incorniciando il collo in uno splendido gioiello color smeraldo.
Il volto e i capelli erano però, per qualche arcana ragione, nascosti alla vista.
Come se attendessero il momento giusto per palesarsi, il momento in cui al velo del mistero fosse concesso calare, per svelare a lei stessa e al mondo la tanto agognata verità.
D’un tratto due figure le si appressarono: nel buio improvviso, recavano tra le mani due torce.
Folti capelli rossi e ammantata d’un telo verdazzurro l’una, bionda e sensuale l’altra: da un lato e dall’altro si offrirono di accompagnarla, tenendo il fuoco tra le mani.
«Vai avanti,» le sussurravano, «non dubitare.»
Così la donna rossa velata d’azzurro le offrì il suo mantello, avvolgendole l’intero corpo che subito trovò il regno della pace: un senso di pienezza, di calma e di integrità.
L’altra dolcemente le cinse i fianchi con un lembo di stoffa rosso, sul quale erano adagiate delle conchiglie: la cinta dell’amore e della fertilità.
A quel punto il battito dei tamburi iniziò ad affievolirsi: dapprima in maniera impercettibile, poi divenne sempre più flebile, sempre più fioco, sempre più lontano…
Le altre donne che cantavano e danzavano scomparvero dalla sua vista, così le due guide misteriose che l’avevano accompagnata fin lì: i serpenti lasciarono il suo corpo, il buio la sorprese per pochi minuti.
Poi aprì gli occhi e si ritrovò davanti ad un labirinto: adesso sì, conosceva la via.
©Lucia Boggia
Opera di Klimt, Hygeia
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