Vaga vaga, con la tua lanterna,
misero Jack nemmen la Caverna

dell’Infero Re ti volle al cospetto,
ché tanto a te facesti il dispetto.

Pien come spugna una sera ti vide,
con sé dove male da bene divide

pensò di portarti, ma per l’ultimo giro
dell’anima in cambio cascò nel tuo tiro:

in moneta mutò, ma vicino d’argento
a una croce fu posto, così che il violento

in galera si vide. Dieci anni fu il patto
che Egli ti diede: nessun male fatto

e libero il piede. Ma dopo dieci anni
ancora truffasti Colui ai cui danni

chiedesti una mela, prima di giungere
giù nelle fiamme e il tronco poi ungere

con una croce. Allora il Dannato
pietà ti chiese: se liberato

nessuna fiamma o lingua infernale,
ti avrebbe colpito nel viaggio finale.

Qualcuno al tuo posto avrebbe capito
come custodir quel dono sì ambito,

ma andato il Re Infero ancora ti desti
ai più nefandi e crudeli gesti.

Quando giunse l’ora di saldare il conto
il rifiuto del Ben non ti trovò pronto,

ma ancora di più ti lasciò di sasso,
Il Dannato a cui muovesti il tuo passo:

“Il patto rimembra tra noi stipulato,
che dall’inferno ti avrei risparmiato.”

“Ma come,” piangesti “è buio lì fuori.
Fa freddo e il fuoco riscalda i cuori.

Fammi entrare, ti prego padrone,
anche solo per un caldo tizzone.”

In parola ti prese Il Demone fiero
che a quel sentire si fece più nero:

un nero e rovente tizzone scagliò
e arrabbiato sbuffando così se ne andò.

Chiuse finanche le più infime porte,
questa la tua malingna sorte:

che con quella lanterna vaghi in eterno,
donata da chi prendesti a scherno.

©Lucia Boggia

Immagine reperita da:

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