Finalmente oggi mi decido ad aprire la mia rubrica sul Femminismo: era da tempo che avevo intenzione di farlo, ma non mi sentivo pronta ad affrontare l’argomento.
Negli ultimi giorni, però, qualcosa è cambiato e l’ennesima tragedia mi ha spinto a fare la mia parte.
Non ne sapevo niente, perché in questi ultimi giorni sono stata un po’ fuori dal mondo, ma poi… non una doccia fredda mi ha invasa, ma l’eruzione di un potente vulcano.
Forte, violento, agghiacciante.
La storia di Giulia Cecchettin mi ha, ancora una volta, costretta a fare i conti con me stessa: cosa sto facendo? Dove sto andando? Come sto utilizzando il mio dono?
Perché, sapete, non serve a nulla avere un dono, una passione, un talento se lo si utilizza nella maniera sbagliata: se non utilizzo la mia vocazione per fare informazione, in quale altro modo dovrei usarla?
A volte nemmeno più mi soffermo a guardare, ad ascoltare, e se capita che in televisione si parla di stupri e femminicidi, passo avanti. Perché mi angoscia. E poi… cosa mai potrei fare, io?
Ed è qui che sbaglio, è qui che ho mostrato la mia più grande fragilità o meglio forse vigliaccheria: io? Io che ho sempre voluto diventare una scrittrice? Io che finalmente mi sono impegnata e sto lavorando per realizzare il mio sogno? Che cosa aspetto a fare ciò che devo fare? A fare ciò che una valida scrittrice o un valido scrittore dovrebbe e deve fare?
INFORMAZIONE!!!
DENUNCIA!!!
RUMOREEEEEEE!!!!!
Sono stanca di leggere o apprendere che una donna, una ragazza, delle amiche, delle persone… sono state stuprate, violate, uccise, bruciate… BASTA!
Non era così che volevo inaugurare la mia rubrica, ma è stata questa la spinta e la colgo, a questo punto.
La storia di Giulia ha scoperchiato un vaso di Pandora che in realtà non è mai stato poi così chiuso: una fessura è sempre stata lì, a ricordarmi la storia di tutte noi.
La storia di ogni donna che, anche senza arrivare al tragico epilogo, di sicuro avrà vissuto e vive l’incubo della paura, del trauma, del terrore, della schiavitù.
Piccoli aneddoti, che magari possono sembrare niente, ma che in realtà non fanno altro che ricordarci quale sia e debba essere il nostro posto nel mondo patriarcale: semplici oggetti, oggetti sessuali, oggetti di piacere, beni di proprietà, schiave domestiche…
Da sempre è questo il ruolo in cui ci impongono di restare. E se osiamo varcare la soglia… veniamo punite, giudicate, incolpate.
Sapete… sono piena di sensi di colpa. Nei confronti di Giulia: proprio nel momento in cui io avevo deciso di mollare la presa… sulle mie preoccupazioni, sullo stress, sulle mie “fatiche” emotive e mentali… proprio in quei giorni Giulia veniva sequestrata e uccisa.
Ed io ero lì, che avevo deciso di prendermi una pausa dal lavoro (tra l’altro anche in quel caso sentendomi in colpa), che avevo cominciato a fare acquisti e ad addobbare la casa per la festa del Solstizio d’Inverno, a pensare, a progettare… e non sapevo nulla di cosa stesse accadendo o fosse già accaduto.
Perché… perché avevo deciso di prendermi “un momento per me”.
Ma Giulia… Giulia è stata uccisa perché qualcuno non voleva che si prendesse quel momento, quella libertà che è sacrosanta, quel valore che tutti dovremmo dare a noi stessi e agli altri.
Lei no. Lei aveva deciso di donarsi quel valore, ma le è stato strappato via.
Perché donna. E in quanto donna era priva di libertà, priva di diritti e anzi c’era qualcuno che accampava diritti su di lei.
E sono stanca di tutto questo…
Ho sempre detto e pensato che se fossi diventata una scrittrice avrei scritto qualcosa di valido.
Forse, anche solo nei vagheggi, negli ultimi tempi mi sono lasciata andare e ho pensato: ma forse… potrei scrivere una di quelle storielle che tanto vanno di moda oggi.
Perché la gente le legge, perché è questo che vuole il mercato.
Se scrivo uno di quei soliti Fantasy (e parla una fan del fantasy, tra l’altro. Ma un fantasy serio) o il solito triangolo amoroso, la solita autobiografia che pure oggi va di moda… se sono fortunata, subito ottengo visibilità.
Ma sono davvero sicura che sarei capace di schiacciare, calpestare e uccidere ciò in cui credo?
No: non rinuncio alla mia etica, non rinuncio a ciò in cui credo.
E ciò in cui credo è una versione un po’ più concreta del famoso “Poeta Vate”: se non lo facciamo noi, se non utilizziamo i doni che abbiamo per fare informazione, per denunciare, per cercare ognuno nel suo piccolo di creare un mondo diverso… non cambierà mai niente.
Il patriarcato continuerà ad esistere e a mietere le sue vittime.
Noi donne non avremo mai ciò che ci spetta di diritto: la libertà, il diritto di esistere.
Tutto sarà sempre fondato sulla violenza, sulla guerra e sulla prevaricazione: esisterà sempre l’odio e il disprezzo verso chiunque appaia “diverso”, verso chi si ribella, verso chi la pensa diversamente.
Le guerre non avranno mai fine, gli animali saranno sempre sfruttati, uccisi e macellati.
E Giulia non sarà l’ultima vittima di questo orrendo universo fallocentrico e fallocratico chiamato patriarcato.

©Lucia Boggia