Finalmente, dopo una pausa durata ben otto mesi, si torna ad un po’ di bella e sana lettura: niente di meno che Michela Murgia.
Lo so, mi dispiace: non ti ho apprezzata quando dovevo…
Ho sempre detto, negli ultimi anni, che mi sarebbe piaciuto leggerti, che un giorno forse lo avrei fatto.
E invece… ho aspettato che te ne andassi. Ma sono poi sicura che tu sia davvero andata via?
Perché a conti fatti non è per niente così.
Ho intuito la tua grandezza solo pochissimo tempo fa: iniziata solo da qualche anno alle tematiche di liberazione femminile e di liberazione in generale, nonostante quel po’ di curiosità, qualcosa ancora era in me, che non mi faceva andare oltre.
Ma poi mi sono decisa e ho comprato questo tuo libro.
Perché cominciare proprio da qui?
Beh… come sempre Avalon mi ha chiamata. E ti ringrazio, perché da che non leggevo dallo scorso giugno, oggi in due ore o forse poco meno… ho letto d’un fiato le tue meravigliose parole.
Ed era la pausa che mi ci voleva: negli ultimi due mesi sono partita in quarta, perché dovevo gettare i primi semi del mio futuro raccolto.
Ho tirato troppo la corda, ma mi sono fermata in tempo, prima di farla spezzare: come reggo fino alla fine del terzo raccolto, se già adesso mi spezzo?
E quindi, gustando questa breve pausa appena iniziata per “rifocalizzarmi”, non potevo scegliere una lettura migliore.
Un sunto ovviamente arricchito dalla tua saggezza e dalla tua penna, di tutto quello che ho letto nel primo volume de Le Nebbie di Avalon.
Ma con quel tocco in più… si va nel profondo, nella critica ai costumi, nei motivi che ci hanno ingabbiate nei nostri ruoli di donne incubatrici e serve degli uomini… ruoli che persino per una femminista sono difficili da scardinare.
Io stessa sono ancora piena di tutta la melma nella quale mi sono imbrattata per anni…
Sono grata per la ricchezza di queste due ore: una ricchezza che mi ha fatto in qualche modo rimpiangere di non averti scoperta prima.
Una ricchezza che mi ha fatto tornare la voglia di riprendere il mio stipato romanzo e terminarlo.
E che mi ha ancora una volta fatto tornare lì… nella mia Avalon.
Grazie, Michela… per la tua voce che è ancora viva e che sempre lo sarà: spero di diventare un giorno una tua degna erede.

©Lucia Boggia