-Buongiorno, Lucia, benvenuta!
-Buongiorno! È un piacere essere qui: sono emozionatissima!
-Anche noi, lo siamo: era da tanto che aspettavamo quest’occasione!

(Pausa sorrisi e risate)

-Allora… una settimana fa la tua vita è completamente cambiata.
-Eh… (risata nervosa… o emozionata?)
-Oggi è una settimana, giusto, che il tuo primo libro Muladhara, le mie radici è stato pubblicato?
-Sì…

(Altra pausa, nervosa o emozionata)

-È che non so da dove cominciare: è tutto così strano… è come se fossi ancora nella famosa bolla di sapone. Sto aspettando che da un momento all’altro scoppi e mi lasci libera di vivere serenamente ciò che sta succedendo.
-Non sei serena, adesso?

(Altra risata)

-No, è che appunto è ancora tutto così strano. Sia chiaro: sono felice, felicissima. Sto realizzando il desiderio di una vita… ma proprio per questo, ho ancora un milione di emozioni da processare, da scandagliare… è un groviglio che adesso deve essere lentamente sbrogliato e dipanato. Non so come spiegarlo.
-Prova, a parole tue.
-Ecco… sogno di diventare una scrittrice da quando avevo quindici anni. Ma ho sempre creduto che fosse una cosa impossibile, un’illusione più che un sogno. E non ci ho mai provato veramente. E adesso è come se dovessi andare lì, da quella ragazzina… quindicenne, diciottenne, anche più che ventenne… e prenderla per mano.
Per dirle: “Stai tranquilla, puoi uscire dal tuo nascondiglio. Puoi provare, puoi osare. Devi osare. Puoi lasciarti andare, puoi lasciarmi andare… lasciarmi libera di realizzare ogni giorno il sogno che tanto volevi vivere…”
-Sono emozioni molto forti, difficili da gestire.
-Infatti…
-Ma adesso puoi tranquillamente andare da quella ragazzina e rassicurarla. Perché il suo sogno è diventato concreta realtà.
-Vero…

(Forse iniziamo a commuoverci?… No, dai! XD)

-È normale, è normale emozionarsi, dai… Ma passiamo ad altro: come è stato accolto questo tuo primo passo? So che qualcosa già si sta muovendo.
-Sì. Sì, e ne sono molto felice: non mi aspettavo tanta partecipazione. Non per chissà quale motivo, sia chiaro: è solo che avendola finora io stessa considerata un’illusione, temevo che qualcuno potesse dirmi “Ma che fai, sei pazza?” e cose del genere.
-Immagino, anche perché purtroppo la società in cui viviamo non ci sprona a realizzare effettivamente i nostri desideri, no?
-È vero: viviamo in un mondo in cui conta più il sacrificio, conta più il dover a tutti i costi realizzare e soddisfare le aspettativa altrui, piuttosto che i nostri desideri.
Non abbiamo gli strumenti necessari già da piccoli, per poter comprendere ciò che davvero vogliamo “fare da grandi”, chi vogliamo essere e chi vogliamo diventare: a tredici, diciotto anni non sai cosa vuoi fare della tua vita.
E anche se lo sai, finisci sempre per scontrarti con le aspettative della società e alla fine cedi: smetti di inseguire i tuoi sogni, li fai diventare una mera illusione e finisci col fare un lavoro che odi, che non ti piace e questo ti avvelena. E avvelena l’ambiente e le persone che ti circondano.
Certo, ci sono persone che hanno la capacità di non farsi influenzare e portano avanti i loro progetti, ma sono poche. Altre ancora non possono permetterselo, perché la società pone delle condizioni e delle costrizioni tali, da non far arrivare nemmeno a fine mese una famiglia. E per aiutare i genitori, per diventare indipendenti e non pesare più sulle spalle, ci si butta a fare di tutto, dimenticando chi si voleva essere davvero.
-Sono totalmente d’accordo: troppi sprechi, troppi abusi di potere e si tagliano i fondi dove non si dovrebbe, dove ci sarebbe più bisogno di aiuto…
-… dove conviene, in effetti.
-Eh già…

(Pausa di silenzio riflessiva e un po’ imbarazzante)

-E tu come hai fatto ad uscirne? Dopo che hai capito che è questo che vuoi davvero fare, che vuoi davvero diventare… come hai preso, afferrato il coraggio di dire “Basta”?
-Beh… io in questo sono stata anche fortunata. Ho avuto la possibilità di farlo, materialmente parlando.
All’inizio, sono sincera, mi sono posta mille domande, mi sono fatta mille problemi: temevo di essere irresponsabile ed egoista, perché… già con due stipendi oggi è difficile vivere, figuriamoci pensare di intraprendere un percorso che lascia intravedere i suoi frutti solo dopo tanto tempo!
Irresponsabile, proprio perché da sempre la società preme su di noi con questo senso di eterno sacrificio… ed egoista… per lo stesso motivo.
-Ma tu hai delle responsabilità anche nei confronti di te stessa.
-Infatti, ma ci sono arrivata soltanto dopo. E anche quando ci sono arrivata, anche quando sono finalmente riuscita ad ammettere a me stessa che nulla volevo fare nella mia vita se non scrivere, anche lì continuavo a domandarmi se fosse la scelta giusta.
Perché sai… pensavo alle solite cose che si dicono: che non si guadagna, che non è un vero lavoro…
Ma devo dire che alla fine ci sono riuscita: mi sono fatta coraggio e ho cominciato a dirlo a tutti.
E la cosa bella è che nessuno ha detto niente! Nessuno ha avuto da ridire, da obiettare.
Tanto che all’inizio mi sono sentita anche un po’ svuotata…

(Risata)

-Sei rimasta male che nessuno ti abbia ostacolata?
-Beh, avevo già preparato tutto il mio discorso, avevo fondato tutto sull’aspettativa di deludere le aspettative e per un po’ mi è sembrato di non avere nulla per cui lottare.
-Adesso come ti senti? A parte la piccola te da lasciare andare…
-Decisamente meglio: sono felice, perché finalmente inizio a realizzare il mio sogno…
-Mi piace questo tuo modo di porti: “Inizio a realizzare”.
-Sì, perché non è che ho pubblicato il libro e finisce là: il vero salto è adesso.
Questo libro è stato solo il mio primo passo, il mio trampolino di lancio.
-Bene, allora speriamo e ti auguriamo che sia davvero così: io ti ringrazio per essere stata con noi e ti auguro con tutto il cuore di farcela.
-Grazie, grazie mille!

(Applausi, sorrisi e risate)

-E adesso continuiamo, con questo bel pezzo del lontano 2004, che tutti i nati degli Anni Novanta ricorderanno: Amazing di George Michael!

©Lucia Boggia

Muladhara : Le mie Radici

Muladhara : Le mie Radici