Ah, quella splendida piccola fontanella! Chi non la ricorda?
Io di certo la ricordo…
L’acqua scrosciava, limpida e senza sosta. E quando ciò accadeva, era il campanello d’allarme, il segno che tutto era finito e avveniva il congedo.
Quanti dettagli, quante piccole cose si ricordano, quando avanti negli anni il corpo cresce e si trasforma. E questi piccoli dettagli possono essere messi in moto da una qualsiasi sciocchezza, un momento o un pensiero che magari nemmeno c’entrano col ricordo in questione, ma poi chissà come la mente inizia a vagare, e all’istante sei lì…
Quella piccola fontanella, segnale e segno di tutti i congedi, era un fazzoletto di terra. Una piccola mattonella su cui posare i piedi… come Dorothy Gale e il suo adorato sentiero di Oz.
La ringhiera che la costeggiava sul lato sinistro era posta a protezione della piccola scalinata che dava poi sull’entrata di casa… la seconda. Perché c’erano un’infinità di passaggi segreti in quella dimora e solo adesso la mente riesce ad accedervi davvero, senza alcun disturbo o ingerenza.
Forse un piccolo tappeto nero era posto a protezione del fazzoletto di terra su cui scrosciava l’acqua, mentre sulla destra iniziava una enorme recinzione verde che custodiva un giardino segreto: un giardino ricco di ogni delizia e di ogni pianta si avesse bisogno all’occorrenza.
Quante volte i piedi si arrampicarono su quella recinzione! Quante volte gli occhi si levarono ammaliati verso l’alto, ammirando i fili intrecciati d’uva succosa!
Qualcosa che avrebbe fatto invidia alle più maestose rappresentazioni pittoriche e nature morte: immaginiamo cosa sarebbe stato un affresco così!
E ancora i fili su cui lenzuola e vestiti profumati trovavano il loro posto, mentre di fronte alcune scale portavano al “Mondo di Sopra” e altre al “Mondo di Sotto”: le prime, se percorse, conducevano ad un’altra antica e cara dimora. Ma erano esse stesse dimora di splendide ed enormi api dorate… allora non lo sapevo, ma quanto preziose, quanto care possono essere!
Il segno che il creato, che La Madre è lì con noi.
Le scale che portavano al “Mondo di Sotto” erano l’ennesimo passaggio segreto: un antro buio eppure ricco e sfavillante di prelibatezze e di segreti, degno di una vera Sibilla o Sacerdotessa.
Bottiglie piene di intrugli, ampolle, vino in quantità… una vera ricchezza.
Da lì, se si riusciva a scorgere la giusta parete, si trovava il modo di giungere nel cuore della dimora: percorrendo la lunga scalinata… lì ogni porta si apriva. Anzi: era già aperta.
E per chiedere permesso, dovevi infilare le mani tra le inferriate e alzarti sulla punta delle dita…
Ma la vista che poi ti si presentava era impagabile.
Castelli di carta, voci a volte sommesse e altre meno, zampette bianche che ti saltavano in grembo… agli occhi infantili tutte queste cose sembrano giganti, ma alla fine ti rendi conto che lo erano non per le dimensioni, quanto per la loro ricchezza.
E poi giungeva quella voce:
«Lavatevi le mani, che avete toccato il cane. Poi andiamo.»
E sì, era il vero momento iniziatico, quello in cui l’acqua iniziava a scrosciare, a fluire libera.
Quel momento segnava il passaggio da uno stato all’altro, la morte e la trasformazione verso un nuovo cammino e una nuova vita.
Quanto può un simile frammento nella mente umana, quali ricordi e quali immagini può suscitare e creare…
Avevo appena chiuso la porta del balcone, quando mi è tornata alla mente la voce di mio padre e il ricordo sfocato di quell’antica fontanella.

©Lucia Boggia