Ombre oscure tinteggiavano le pareti di dura roccia, mentre la visione di ciò che lei credeva cadeva ormai per sempre: quelle ombre erano lì a testimoniare il suo cambio di rotta.
Dov’era e cosa ci faceva lì?
L’ultimo affronto era stato consumato: si era fidata di chi non doveva… tutti loro si erano fidati.
E poi… tutti chi? Pochi ormai erano rimasti e la Resistenza avrebbe dovuto cedere: cosa c’era ancora? Per cosa lottare? Per un vano sogno? Per la verità che veniva sempre insabbiata?
Da quanto era lì sotto? Da quanto sepolta in quella caverna, con una benda agli occhi, e lo strepitare di catene e schiavi fuori, al di là di quelle rocce?
Avrebbe dovuto saperlo, intuirlo: Filinbard era uno di loro.
Uno Oscuro. Un Elfo. Ma soprattutto… un maschio.
La Resistenza non aveva più senso di esistere: avevano combattuto per un qualcosa che non esisteva, che non era mai esistito.
Anche nel loro finto mondo ovattato… non erano mai state uguali a loro: Elfe, Principesse, Veggenti, Streghe…
Si erano adeguate alla situazione, tutto qui.
Lei chi era, in fondo? La figlia del Re degli Elfi Bianchi. Nient’altro che questo.
Non un’Elfa, non una Guardiana del popolo, non un essere degno di stima e di considerazione: non era nessuno. Un bene di proprietà, tutto qui.
Forse era stato suo padre stesso a scambiare la sua vita per il cambio inevitabile di rotta: quando c’era in ballo il potere, nulla più aveva importanza.
Potere e dominio, queste le due parole chiave.
Ed ora lei era sepolta chissà dove, chissà in quale angolo remoto di quella oscura caverna, mentre gli schiavi dell’Oscuro fabbricavano armi, catene e altre prigioni.
Cominciò a muoversi, per divincolarsi dalle catene, ma senza i suoi poteri era inutile: sicuramente avevano pensato a bloccarli, in qualche modo, ma tanto valeva tentare.
Con rabbia cercò di addentare il bavaglio che le impediva di respirare, ma questo oppose resistenza: maledizione, era un bavaglio magico!
Cominciò ad urlare sommessamente, a gemere e a dimenarsi, ma non riusciva a fare di più: maledetti, maledetti, maledettiiiii!!!!
Ma io mi libererò, non vi lascerò vincere: voi e la vostra smania di potere! Chissà cosa ti ha promesso L’Oscuro, razza di idiota che non sei altro!
No, devo restare concentrata: pensa, pensa Ferwyn! Devi trovare un modo per uscire da qui: forza!
Si raggomitolò su se stessa, strizzando gli occhi come per concentrarsi: forse le lezioni delle streghe le sarebbero tornate utili.
Com’era? Sì, strizzavano gli occhi e pensavano, riuscivano a muovere così gli oggetti. Ma avrebbe funzionato con una benda magica sugli occhi?
Doveva almeno provarci.
Forza, benda, consumati… consumati, consumati!
Inaspettatamente il legaccio magico si disintegrò e sparì davanti ai suoi occhi, ma che dolore provarono questi, quando si ritrovarono totalmente avvolti nel buio: qual era la differenza tra restare lì dentro al buio e avere una benda in faccia?
Ma a poco a poco gli occhi si abituarono al buio e Ferwyn poteva cominciare a distinguere i contorni dell’ambiente, la roccia che regnava sovrana, le piccole e minuscole tane di chissà quali strani esseri… e un pensiero fisso, unico e tagliente si fece sempre più spazio in lei.
Devo trovare una via d’uscita.
(Continua…)
©Lucia Boggia
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