Leggeri i piedi si posavano sulla terra bagnata, sul suo manto dolce e scricchiolante, sulle foglie secche e cadute… morte…
La nebbia avvolgeva piano, soffice e a piccole ondate, l’aria circostante. Come se l’aria stessa prendesse a un certo punto a danzare, a danzare la danza a spirale della Madre del Cosmo.
Un arco di rami dai colori aranciati facilitava il passo, il sentiero verso L’Altro Mondo: il mondo dell’oscurità, il mondo dell’invisibile, il mondo di sotto.
Solo se riuscivi a penetrare i suoi più grandi segreti, potevi realmente capirlo. Altrimenti sarebbe rimasto un semplice sentiero come un altro, incorniciato dall’incontro di due rami.
Tempo, tempo di rientrare. Rientrare nel ventre della Dea, nel suo calderone oscuro.
Tempo in cui trarre le conclusioni, tempo in cui attraversare le nebbie, per uscirne del tutto trasformati: le mele cadevano ormai mature dai loro rami, come le foglie destinate a diventare concime per il nuovo raccolto.
I semi già riposavano nel ventre della Madre, in attesa della nuova nascita.
Ma adesso era tempo di morire, di andare oltre, di attraversare l’arco per giungere dall’altra parte: la pioggia cadeva, leggera e sottile, una carezza per il corpo e per l’anima;
l’aria già frizzava e le nebbie non erano affatto minacciose.
«Vieni, non avere paura» dicevano, come se qualcuno potesse ascoltarle.
«Noi siamo ciò che nascondiamo, ma solo se non si vuole vedere: chi scende nel profondo, ci attraversa e torna a guardare. Con occhio nuovo, con nuova anima, con nuovi pensieri.
È tempo di attraversare il Cancello tra i mondi, è tempo di rallentare, è tempo di scendere nel profondo, nell’oscurità: come la terra nera si spoglia e s’addormenta, così tutti gli esseri viventi…»
Allora i piedi si rilassarono, divennero più soffici, più docili al tocco della terra e in essa presero a sprofondare, per ricordare a se stessi la propria appartenenza, le proprie radici: la terra, La Madre del Cosmo, quello stesso Cancello tra i mondi.
Era lei… la terra, la natura, La Dea.
E allora nella mente tornarono quelle parole:
«Dovrai camminare da sola per un po’, ma io veglierò e ti guiderò.»
Tra le mani una chiave e la fiducia speranzosa:
«Tu conosci quella giusta…» e ancora una falce, per tagliare e ricordare sempre il potere di Colei che è legata alla luna e all’universo.
Quella chiave ormai trovata e la falce, che lenta accompagnava i piedi al Cancello tra i mondi.
©Lucia Boggia
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