Era notte fonda nel bosco, l’unico momento in cui tutto dormiva, forse… gli animali notturni facevano la guardia, nel caso ce ne fosse bisogno.
Il castello era ben sorvegliato e reso invisibile dalla magia: il segreto che esso nascondeva e custodiva non poteva essere scoperto, altrimenti chiunque avrebbe potuto metterci le mani sopra.
Si narra che un giorno un re straniero avesse trovato una gemma rara, un diamante così prezioso che solo nascondendolo alla vista degli altri avrebbe potuto proteggerlo: diede quindi ordine di costruire un enorme castello, nel cuore di un fitto bosco, e la sua maga più fidata lo rese invisibile agli altri, di modo che nessuno mai lo avrebbe scoperto.
Giorno dopo giorno, il re aveva sorvegliato il suo tesoro, finché vecchio e stanco semplicemente si addormentò e non si svegliò mai più.
La maga, che sempre aveva sentito parlare di questo raro tesoro ma che mai lo aveva visto, decise di prenderlo con sé: magari nascondeva la chiave di un tesoro ancora più prezioso.
Magari possedeva un potere che mai era stato conosciuto e liberato, perché il re, troppo timoroso di ciò che sarebbe potuto accadere se il diamante fosse stato esposto, non era riuscito a comprenderlo.
Annullò dunque l’incantesimo che aveva protetto il castello fino a quel momento e chiamò a raccolta tutti i più eminenti personaggi, alla ricerca di un qualche parere o consiglio.
Ma quando giunsero nella buia caverna che custodiva il tesoro, nel piccolo e preziosissimo baule in cui il diamante era stato riposto… nulla…
Nulla di ciò che era stato loro preannunciato riuscirono a vedere: il diamante, sì, c’era… ma era così pieno di crepe, così orrendo, così sporco e per niente prezioso e luminoso!
Ma che intenzioni aveva avuto il re, prendendosi così bassamente gioco di loro?
Quale pazzia lo aveva reso tanto cieco di fronte a tanta imperfezione?
«Il re ci ha ingannati tutti!» sopraggiunse un tale che aveva tutta l’aria di essere un nobile decaduto o qualcosa del genere «Nascondere per anni e anni, nelle segrete di un castello invisibile un tale abominio? Andiamo via… e prenderò questa» disse, afferrando il diamante grezzo e imperfetto ma tanto prezioso per il re, da meritare una simile sepoltura.
«La scaglierò dalla punta della vetta più alta, così altro che grezza: sarà polverizzata!
Sarà la mia vendetta, per quel truffatore che ci ha giocato il suo tiro!»
Un ghigno compiaciuto, stava già per ficcarsela in tasca, quando la maga gliela sfilò dalle mani:
«Stolto arrogante, non hai capito proprio niente: è il suo essere grezzo che lo rende prezioso!
Nessuno di voi qui ha mai capito niente: non siete degni del titolo che portate!»
E detto questo, davanti agli occhi esterrefatti degli astanti, l’immagine del vecchio re fece capolino:
«Dovreste guardare le vostre facce, razza di putridi ammassi nemmeno so di che cosa!
Sono sempre stato io e non lo sono mai stato.»
E il vecchio riprese le sembianze della scura e temuta maga:
«Il re era una menzogna: sono venuta qui per capire chi tra tutti voi fosse degno del tesoro più prezioso che possa mai esistere.
Ma a quanto vedo… nessuno.
Questo per voi resterà sempre e solo un ammasso di roccia grezza.»
Fece per andarsene, ma ecco che dalla calca si fece avanti uno strano essere: a prima vista sembrava uno gnomo o un elfo, poi diventava un nano, e poi una fata…
Timoroso avanzò:
«Aspetta, mia splendida maga: lo prendo io!
Io non vedo le crepe, io non vedo la materia grezza, ma tutto l’oro del mondo racchiuso in questa pietra.»
Incerta sulle prime, la maga si fece convincere dalle sue parole:
«Se davvero ne sei così sicuro, essere dei boschi, lo dono a te: l’unico ad essersi mostrato degno di tale tesoro.»
Così, col diamante tra le mani, l’essere misterioso dei boschi andò via con la maga e mai più fece ritorno nella terra che fu chiamata La Terra degli Spiriti Grezzi.
©Lucia Boggia
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