Il cunicolo si mostrava terrificante, tetro, stretto e buio: sembrava non vi fosse via d’uscita.
La pellegrina si guardava attorno smarrita: senza più la luce del suo amuleto, senza il suo mantello che le faceva da scudo e sapendo che ben presto anche i suoi altri tesori le sarebbero stati tolti, non capiva come sarebbe riuscita ad andare avanti.
Trasse un enorme sospiro, si disse: «Beh, non è stando ferma qui che uscirò da questo incubo, tanto vale muoversi…»
Scrollò le spalle e mosse i piedi in direzione del nulla, così le sembrava, ma in fondo perché La Vecchia avrebbe dovuto scaraventarla lì sotto, se non ci fosse stata anche una sola possibilità, per lei, di tornare in superficie?
A un certo punto un fruscio crepitò tra le foglie, così che la giovane s’arrestò: «Chi c’è?»
La sua voce tremava e non ci fu verso di farla apparire distesa e sicura di sé:
«Chiunque tu sia, fatti vedere!»
E allora dal buio un sinuoso serpente, quasi dorato, le balzò addosso:
«Che fretta c’è, si può sapere?»
E l’altra si ritrasse di colpo, così che il serpente dovette soffocare una risata: «Un classico: prima ti chiamano, poi corrono via per lo spavento!»
«Io non ti ho affatto chiamato! Voglio solo uscire da qui!»
E l’altro, che sembrava saperla lunga, disse: «Come vuoi, ma dovrai consegnarmi i tuoi orecchini, se vuoi che ti lasci passare.»
E la lingua sibilante chiamò a sé quei due gioielli meravigliosi: le spirali dorate tintinnarono alle orecchie della giovane, che tentò di fermarle, acciuffandole tra le dita.
«Credi di cavartela così? Ricordi cosa ti ha detto La Signora della Falce? Ogni cento passi dovrai…»
«… consegnare uno dei miei tesori…» sbuffò l’altra
«D’accordo, prendili pure…» scrollò le spalle, affranta, poi riprese il sentiero.
«Buon viaggio!»
La voce sibilante del serpente accompagnò i suoi passi, finché non si ritrovò davanti all’entrata di quello che sembrava un enorme labirinto: sarebbe stato impossibile uscire viva da lì. O semplicemente uscire.
«Ci mancava il labirinto… e va bene, vecchia: vuoi farmi esasperare? Ci sei riuscita!»
«E basta con questa autocommiserazione!» la voce si fece inaspettatamente sentire, creando ancora più scompiglio nell’animo della donna.
«Ma allora sei sempre stata qui! Perché non me l’hai detto?!»
«Come ho già detto: La Discesa è affar tuo. Io ti seguirò, ma non mi vedrai mai, a meno che non riuscirai a riaccendere la luce dentro di te.»
«Ma il labirinto… è davvero troppo!»
«Nulla è mai troppo, se si smette di guardare solo il buio che c’è intorno e si guarda ai piccoli bagliori che perfino l’oscurità nasconde dentro di sé: ascolta, osserva, trova quei bagliori e lascia che ti guidino verso l’uscita. Passo dopo passo.»
La voce tacque e una strana mano fumosa, spuntata fuori da un cespuglio dell’intricato labirinto, faceva cenno alla sua preziosa tunica: avendo capito che si trattava del prossimo pegno, la ragazza non se lo fece indicare due volte.
Con un gesto rassegnato, sfilò la tunica e s’addentrò nel labirinto.

(Continua…)

©Lucia Boggia