Eccoci ad una nuova riflessione: oggi ci avviamo verso la conclusione di tutto ciò che abbiamo detto negli articoli precedenti.
La società in cui viviamo ha creato il mito e l’illusione del tempo lineare, che difatti non esiste: il tempo, come tutto in natura, è ciclico.
I pochi contadini che resistono, ancora oggi per il ciclo della semina seguono le fasi lunari.
E noi tutte/i, checché se ne dica, siamo influenzate/i dalla natura e dai suoi cicli: pensiamo ad esempio al ciclo circadiano, influenzato dal ciclo solare che alterna giorno e notte.
Spesso si prende in giro chi va a letto presto, come se spegnere tutte le luci, i computer, i telefoni e i televisori dopo mezzanotte/l’una (spesso anche dopo) fosse un merito, qualcosa di cui andare fiere/i: in realtà, influenzate/i dalla voluta sovrastimolazione della nostra società, non facciamo altro che andare contro noi stesse/i e contro la nostra natura.
Che, ancora una volta, è ciclica: remare contro queste energie non fa altro che scaricarci e renderci sempre più stanche/i, insoddisfatte/i e nervose/i.
Se la natura a un certo punto va a dormire, se il sole inizia il suo viaggio infero prima di rinascere, se anche alcune specie di animali (non per tutti è così) sanno che di giorno si agisce e di notte si riposa… perché per noi dovrebbe essere diverso?
La notte è fatta per dormire, per riposare, per ricaricare le batterie: è lì che il nostro organismo inizia il processo di rigenerazione, prima di cominciare una nuova giornata.
Forzare il ritmo, soprattutto per un tempo prolungato, ci porterà allo sfinimento.
Arriveremo che non avremo più energie, né di giorno, né di notte.
Dunque… perché non iniziare a rientrare nei nostri ritmi naturali?
A meno che non si tratti di lavoro, cerchiamo di andare a dormire un po’ prima.
Eliminiamo il telefono per il resto della serata, evitiamo stimoli troppo pesanti: al massimo, prima di andare a dormire, possiamo leggere un buon libro, invece di guardare i soliti programmi in televisione o di stare col telefono in mano.
Cerchiamo di rallentare il ritmo, di evitare di essere sempre di corsa: è vero che spesso, anche per lavoro, siamo costrette/i a farlo, ma se possiamo evitarlo è meglio.
La storia del multitasking, poi, è deleteria al massimo: si va sempre di fretta, si fanno i salti mortali per fare mille cose contemporaneamente e alla fine non rendiamo nemmeno quanto potremmo.
O se lo facciamo, ci ritroviamo ancora una volta esauste/i, perché abbiamo inutilmente disperso tante energie che avremmo potuto impiegare meglio in un altro momento o per fare qualche altra cosa o per fare qualcosa che davvero ci piace.
Questa società ha ucciso e continua ad uccidere ogni cosa: il piacere di vivere il momento, la calma e la serenità di una passeggiata, di ammirare un tramonto, la stessa lentezza dei movimenti e delle azioni.
Dove lentezza non sta per “far nulla”, ma vuole indicare l’atto del prendersi il tempo che occorre.
Il tempo per stare con se stesse/i, per portare a termine una qualsiasi pratica, senza sentirsi continuamente il fiato sul collo perché c’è questa o quella scadenza o perché ci si porta la fatica (per me “lavoro” vuol dire ben altro) a casa.
La mancanza di calma e lentezza porta con sé anche la mancanza di empatia e di gentilezza, la mancanza di grazia e di cura, valori fondamentali, se vogliamo creare un nuovo paradigma e un nuovo umanesimo, come direbbe Laura Ghianda.
Se non abbiamo tempo, siamo facilmente irritabili e probabilmente riverseremo il nostro stato d’animo sulle altre persone.
O ancora la troppa velocità dei movimenti, la troppa fretta nel fare ci porterà a gesti bruschi e violenti, che creeranno in noi ansia e agitazione.
Tutto questo lo sto sperimentando sulla mia pelle: mi ci vorranno anni di esercizio, ma già adesso se anche una sola volta su dieci riesco a vivere questa calma, questa gentilezza e questa lentezza nei movimenti, mi rendo conto di sentirmi meglio.
E cosa succede se parliamo dei cicli stagionali?
Viviamo totalmente contro natura: in nome di un progresso (che in realtà non esiste) e dell’Eternità di Dio che ha soppiantato i cicli della Dea, viviamo illusoriamente su questa linea retta che non ci permette mai di fermarci, se non per quel po’ di tempo che serve comunque a lucrare in qualche altro modo.
In autunno inoltrato e in inverno, quando dovremmo riposare come il resto della terra e degli esseri viventi, noi cosa facciamo?
Lavoriamo e obblighiamo le generazioni più piccole ad alzarsi dal letto col buio, col freddo e la pioggia, per andare a sopportare la durezza di una sedia, gli spazi stretti di un banco e le lezioni di insegnanti che magari odiano anche il lavoro che fanno e detestano le/gli alunne/i che le/i costringono ad uscire col diluvio per andare a scuola.
Nel momento in cui dovremmo riposare, ricaricare le batterie, sognare i nostri nuovi inizi (esattamente come NON facciamo la notte), noi forziamo il nostro corpo, i nostri ritmi, il nostro cervello e la nostra natura ad un qualcosa che di naturale non ha proprio niente.
E poi, quando dovremmo esplodere di vita, come la terra che dona i suoi fiori, il suo grano e i suoi frutti, siamo del tutto stremate/i dalla fatica che abbiamo fatto in un momento in cui non dovevamo fare assolutamente niente.
E allora sì che desideriamo il riposo in località marine e montane!
Staccare la spina, ogni tanto, va benissimo. Ma qui si tratta di fare in estate ciò che maggiormente si dovrebbe fare in inverno e viceversa: viviamo al contrario.
Così come, per sfruttare al massimo le risorse della terra e avere tutto quello che vogliamo quando vogliamo, ci ritroviamo i pomodori anche in pieno inverno e il cibo invernale in estate: ma dove stiamo andando?
E perché non parlare di quanto noi donne non sappiamo nulla del nostro ciclo mestruale?
Spesso ne ignoriamo persino i sintomi: ci sentiamo stanche o nauseate e non siamo in grado di collegare queste sensazioni al nostro sangue o ai giorni immediatamente prima.
Semplicemente pensiamo che ci siamo svegliate così.
Se la nostra società non rispetta più i cicli lunari (che sono visti come una leggenda o una magica favola per bambine/i o credulone/i), il ciclo circadiano e i cicli stagionali… come potrebbe mai prendere in considerazione il nostro ciclo mensile?
Difatti si pretende che durante la fase premestruale e il sanguinamento siamo operative esattamente come durante le altri fasi: hai “le tue cose”? Che problema c’è? Basta imbottirti di medicinali, ignorare i segnali del tuo corpo e fare anche il doppio del lavoro che fai di solito.
Se davvero prendessimo coscienza di tutto questo, se iniziassimo a pensare di tornare alla nostra vera natura ciclica, quante cose cambierebbero!
Certo, ci vorrebbero decenni per vedere i risultati, ma sarebbe un passo.
Ed ecco che ci colleghiamo a tutto ciò di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti: per essere fedeli a noi stesse/i, per seguire il nostro vero desiderio e per manifestarci al mondo esattamente così come siamo, dobbiamo iniziare a riappropriarci della nostra vera natura.
Che è ciclica.
Non importa cosa abbiano cercato di dirci e di insegnarci: noi siamo esseri ciclici, figlie e figli della natura, e in quanto tali viviamo la sua stessa spirale di nascita, morte e rinascita.
Rallentiamo, fermiamoci, sostiamo nel nostro respiro: riprendiamo contatto con il nostro respiro, con il nostro vero io, con il nostro corpo.
Il corpo ha una sua antica saggezza: se lo ascoltiamo, ci riporterà ad essa.
Libere/i da catene, da etichette, da aspettative, dal come o cosa dovremmo essere: solo e soltanto noi, nella nostra più nuda e profonda essenza.

©Lucia Boggia