Il clima degli ultimi giorni ci fa muovere i primi, lenti passi verso l’Equinozio di Autunno: il sole ha lasciato il suo culmine, iniziando la Discesa agli Inferi.
Siamo pronte/i a discendere con lui?
La terra ci ha donato il suo grano e noi ne abbiamo fatto pagnotte di pane e bamboline, in segno di gratitudine e di propiziazione.
Abbiamo fatto un primo punto della situazione, cercando di capire cosa è andato e cosa no nel nostro raccolto, cosa siamo riuscite/i a raggiungere e quali progetti, persone o situazioni debbano essere lasciati/e andare.
Appressandoci all’Equinozio, seppur ancora lentamente, dobbiamo iniziare ad andare più in profondità e a porci quelle domande che, come un filo di Arianna rovesciato, possano condurci all’interno nel nostro labirinto: sarà lì che dovremo sostare, per buona parte dei prossimi mesi.
Lì, nel nostro labirinto interiore e nel Calderone della Dea, dovremo imparare a comprendere la trasformazione e la necessità di cambiare pelle se vogliamo rinascere.
Ogni Giro di Ruota è un ciclo che si ripete, apparentemente uguale a se stesso, eppure diverso: ad ogni nuova fine coincide un nuovo inizio e da quel punto, evolute/i e mutate/i dal corso degli eventi e dalla stessa natura, riprendiamo ad un livello più profondo il nostro sentiero, disegnando una spirale.
Il sole muore ogni giorno un po’, sebbene oggi prese/i dalle vacanze estive, non ci facciamo più caso. Ma è bene tornare ad ascoltare i segnali della natura, ad osservarne il comportamento, a fare esperienza della stessa in quanto sue/suoi figlie/i: nonostante (separato ormai dalla terra da millenni di patriarcato) il nostro corpo abbia disimparato a percepirsi come parte integrante della Grande Madre, possiamo ancora recuperare il nostro rapporto con Lei.
Il corpo ha infatti una sua memoria, e anche se per circa cinque millenni è stato sottratto alla sua stessa natura, reca comunque in sé le tracce del suo passato: è ora di scendere nei nostri abissi e riesumare quei reperti, quelle tracce, affinché possiamo tornare a ri-membrare ogni frammento del nostro corpo e della nostra anima.
Ogni frammento del nostro legame con La Madre.
Scendere negli abissi è proprio quello che dobbiamo prepararci a fare adesso: è il momento dei grandi bilanci, del capire cosa trattenere e cosa lasciare andare, così da riequilibrare i piatti della bilancia.
Non a caso l’altro tema di questa stagione è quello dell’Equilibrio: come abbiamo visto in primavera, il termine “equinozio” indica l’equilibrio che si stabilisce temporaneamente tra le ore di luce e le ore di buio.
Solo che mentre in primavera questo equilibrio era finalizzato all’emersione successiva della luce, stavolta la piccola “sospensione” di tempo sarà il ponte che ci porterà sempre più verso la Metà Oscura dell’Anno.
La metà dell’anno in cui dovremo prenderci cura di noi stessi e in cui dovremo sostare, come la natura dormiente, nelle nostre profondità per generare e custodire i semi dei nostri nuovi progetti.
Purtroppo oggi viviamo totalmente al contrario e lavoriamo quando dovremmo riposare e ci prendiamo le pause quando dovremmo essere più produttive/i, anche se in realtà la nostra società è tale che ci vorrebbe sempre al massimo del nostro potenziale.
L’autunno e l’inverno dovrebbero essere le stagioni in cui rintanarci in casa e prenderci cura di ciò che ci sta a cuore, dei semi che vogliamo piantare nella prossima metà luminosa.
E invece… la cultura dominante dice che dobbiamo svegliarci di notte per andare a lavorare o per andare a scuola;
ci dice che, anche in pieno inverno quando dovremmo riprendere fiato, dobbiamo fare-fare-fare, produrre-produrre-produrre, lavorare-lavorare-lavorare…
Basta entrare nei supermercati e vedere che, in pieno dicembre, ti schiaffeggiano gli occhi con tanti “bei” pomodori rossi o al contrario riceviamo un pugno allo stomaco, quando in primavera e in estate vediamo alimenti che dovrebbero esserci solo in inverno.
Arrogandosi il dominio sulla terra, l’uomo (e non è inteso come “universale maschile” nel senso di “genere umano”) si è arraffato anche il “diritto” di sfruttarla come più gli piace, perpetrando abusi su abusi sul suo corpo, su quello degli animali, delle donne e delle persone meno fortunate.
Cosa c’entra questo con l’Equinozio di Autunno?
Questa stagione rappresenta proprio il nostro tornare alla terra, il nostro connetterci con le nostre radici.
Radici intese in ogni senso: possono essere le nostre radici familiari, la connessione con i nostri antenati e le nostre antenate (tema centrale soprattutto nella stagione successiva), le nostre radici interiori e spirituali.
Ma più di tutto le nostre radici animali, nel senso più genuino: il nostro antico e ancestrale rapporto con la terra e con la natura, con la nostra natura.
Che è anche animale. E il nostro essere animali non ci rende esseri meno decenti, tutt’altro: se siamo alla deriva lo dobbiamo proprio al fatto che da millenni ci hanno distaccate/i da quella natura animale e primordiale.
Dove “animale” non vuol dire affatto “aggressiva/negativa/distruttiva”: l’animalità è semplicemente il nostro Stato di Natura.
Se oggi è percepita come una minaccia distruttiva, è proprio in virtù del fatto che è stata addomesticata e messa in catene.
Esattamente come gli animali tenuti in prigione per il divertimento altrui o come quelli che vedono invasa la loro terra: se reagiscono è solo perché si sentono minacciati.
Ma ovviamente sono loro, poi, a farne le spese: non è che chiudono i circhi e gli zoo, né aboliscono la caccia o vietano l’accesso a zone in cui gli animali dovrebbero essere lasciati in pace.
Se avesse la giusta possibilità di esprimersi, il nostro essere animali sarebbe tutt’altro che distruttivo: sarebbe la chiave per tornare a casa, da nostra Madre.
Dunque, tra le altre cose, è questo che dobbiamo fare, discendendo nei nostri abissi: ritrovare quella chiave, per unirci nuovamente alla terra che ci ha dato la vita.

©Lucia Boggia