Un modo molto semplice eppure profondo per festeggiare il vecchio ciclo che volge al termine, è andare a rispolverare vecchi diari e libri delle ombre, per vedere cosa effettivamente siamo riusciti a fare durante l’anno e quanto siamo cresciuti.
Personalmente è una pratica che ormai fa parte del mio percorso da anni: lo trovo molto stimolante e costruttivo.
Ripercorrere le strade del passato, anche andando più indietro nel tempo, mi fa riflettere su chi ero, su chi sono stata e su quanto io sia debitrice alla me stessa di ieri, nonostante non faccia più parte di me.
Posso comprendere le scelte che ho fatto, cercare di capire perché ho reagito in un modo piuttosto che in un altro e imparare a perdonare e perdonarmi ogni volta un po’ di più.
Legata a questa è un’altra importante attività: lavorare con le proprie ombre.
Tutti abbiamo non uno ma più lati ombra e la maggior parte di noi fugge da essi a gambe levate: fa paura guardare in faccia ciò che non ci piace, ciò che non accettiamo. Come le nostre paure, le nostre ferite e vulnerabilità.
Guardare al passato e rileggere la nostra storia può essere un ottimo modo per iniziare a sanare quelle ferite e ad abbracciare la nostra ombra.
Come? Accettandola. È un lavoro arduo, ma va fatto. E perché non approfittare dell’ombra che cala sulla terra, per meglio comprendere questa oscurità?
Lo stesso lavoro lo si può fare rileggendo il nostro libro delle ombre e vedere quanto siamo cresciuti anche spiritualmente: i progressi che abbiamo fatto, i punti in cui abbiamo fallito e in cui dobbiamo ancora lavorare.
Ricordiamoci sempre però di essere comprensivi con noi stessi e di non bacchettarci troppo: ricordare chi siamo stati deve servirci per fare meglio la prossima volta e per rammentarci che, nonostante non siamo più quella persona, saremo sempre in qualche modo legati ad essa. Come la fenice che risorge dalle proprie ceneri.

©Lucia Boggia