Il cerchio era pronto, la luna splendeva nel suo pieno potere e aspettava solo di essere tirata giù: le giovani donne rilucevano nei loro abiti bianchi e il lume dell’astro diffondeva un argenteo candore sui loro visi.
Il fruscio del mare intonava un canto in onore di quella notte, e spontaneamente i piedi che scalzi affondavano nella sabbia, cominciarono a danzare al ritmo di quel canto: dapprima con semplici movimenti, poi con un tamburellare sempre più forte, finché le donne non furono del tutto prese dalla danza.
Non più donne, ma serpenti che si srotolavano, penetrando nei più profondi abissi dell’inconscio: i visi non più candidi, ma furenti e purpurei, sembrarono accedere ad un regno sconosciuto alla mente umana. Quel regno che solo chi riusciva a penetrare l’inconscia barriera aveva il privilegio di afferrare.
D’un tratto la mimica di quei volti si fece più concitata, e dalle labbra danzanti, arcane parole vennero fuori, intrecciandosi nell’invocazione misterica.
L’Alta Sacerdotessa tirò a sé la luna, tuonò:
“L’Era del Risveglio è arrivata!”
Poi scese il silenzio: tornò in sé, la luna riprese il suo posto, il cerchio si sciolse.
La sabbia ancora calda per la danza e il mare continuava a cantare.

©Lucia Boggia