Eccomi qui! Finalmente, dopo una lunghissima pausa, torno a scrivere.
E perché non riprendere con la rubrica pagana e con la nostra amata Ruota dell’Anno?
Eravamo a Samhain. Come ho già scritto in precedenza, l’idea era quella parlare dei Sabba contestualmente al periodo in cui vengono celebrati, ma purtroppo mi sono oltremodo rallentata, nel mandare avanti la rubrica.
Dunque sono consapevole che, essendo alla fine di luglio, parlare di Samhain potrebbe sembrare anacronistico, ma in verità vorrei portarmi avanti comunque, per non rischiare di arrivare di nuovo in ritardo e per darmi la spinta necessaria a scrivere con rinnovata costanza.
E poiché tra poco inizieremo lentamente ad avvicinarci alla fine del ciclo e all’avvento della Metà Oscura, perché non anticipare un po’ di quella frescura autunnale di cui si sente la necessità in queste giornate così calde?
Per riprendere il filo del discorso, vi lascio il link dell’ultimo articolo, dove troverete anche quelli degli scritti precedenti:
La Ruota dell’Anno – Samhain: il culto degli Antenati. Da Samhain ad Halloween al Giorno dei Morti.
Tornando a noi, oggi voglio parlare della zucca: come è già capitato, riprendo un articolo pubblicato sul mio vecchio blog. Buona lettura!
Il simbolo principe di Samhain è la zucca: il mese di ottobre pullula di zucche arancioni intagliate ed esposte con candele in ogni angolo della casa o della città.
Ma perché proprio la zucca? E qual è la sua vera storia, dato che la leggenda popolare la vede solo come un orrifico attributo di Satana o un prestito americano?
Torniamo a ricordare che Samhain è una ricorrenza legata al paganesimo celtico, dunque non è assolutamente una festa americana presa in prestito dagli Italiani, ma al contrario è ben radicata nel nostro paese.
L’Italia fu infatti uno dei luoghi in cui si stanziarono e vissero I Celti, fino alla conquista romana: difatti è una festa italiana.
Verrebbe da dire, in realtà, che si tratta di una festa mondiale, essendo Samhain una celebrazione legata ai cicli stagionali della terra. Cicli ai quali anche noi siamo sottoposti, in quanto figli della natura.
Una volta stabilito ciò, cerchiamo di tornare per un attimo molto molto indietro nel tempo: gli antichi culti sono ancora vivi sulla terra e le civiltà che onorano La Grande Madre non sono state ancora spazzate via dalle manie di grandezza generate dalla sete di potere.
Cerchiamo di immaginare i luoghi in cui vissero I Celti e il significato che per loro assumeva questo magico periodo dell’anno: calava l’inverno, la linea di demarcazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti svaniva nel nulla.
Gli Spiriti dei defunti tornavano a fare visita a loro cari, i quali preparavano grandi banchetti in loro onore, per accompagnarli nel loro viaggio.
Ma come si fa a viaggiare, se sulla terra cala L’Oscurità invernale?
Come si fa ad attraversare L’Ombra, senza accendere La luce nel proprio cuore?
I Celti lo sapevano. E accendevano loro stessi La Luce per i loro defunti.
Poiché in Irlanda e presso I Celti la zucca non era presente, si usava prendere una rapa e, dopo averla svuotata, si infilava al suo interno una candela, e la si poneva fuori dalle abitazioni, per aiutare i defunti a ritrovare la strada di casa.
Quando poi i primi coloni inglesi sbarcarono in America (secondo altri ciò accadde con le prime migrazioni da parte degli Irlandesi), portarono con sé questa usanza, ma poiché lì non c’erano rape, cominciarono ad usare la zucca, che invece cresceva in abbondanza.
Cosa c’è di diverso, se oggi nel giorno dedicato ai Defunti, accendiamo una candela?
Assolutamente niente: chi lascia accese le candele per ricordare i propri morti, in realtà non sta facendo altro che perpetuare una tradizione che era viva già presso l’antica civiltà celtica.
Ma allora com’è che la zucca è diventata per altri simbolo del Demonio?
Ce lo spiega la leggenda di Jack O’ Lantern, la quale riprende l’elemento della rapa luminosa, ma in realtà ne sconvolge del tutto il significato: non dimentichiamo che si tratta di una storia nata sì nel folklore irlandese, ma quando ormai l’evangelizzazione dell’Irlanda era già avvenuta.
Dunque, pur conservando i tratti del luogo d’origine, è in ogni caso figlia dei condizionamenti operati dalla Chiesa e frutto della mescolanza tra elementi pagani ed elementi cristiani.
E ancora una volta ricordiamo che nell’antico paganesimo (come nel paganesimo moderno), non esiste alcuna traccia di una qualche figura che possa vagamente somigliare al Diavolo cristiano.
Tornando a Jack O’ Lantern, la storia narra di questo fabbro astuto e ubriacone che una sera, al culmine della sua ebbrezza, incontra il diavolo in un pub.
Il diavolo crede di averlo in pugno, dato il suo stato, ma l’ebbrezza non è riuscita a vincere la scaltrezza del fabbro, che gli chiede di trasformarsi in una moneta, barattando la sua anima per un ultimo sorso.
Il diavolo si fida, ma subito dopo viene messo in scacco da Jack, che lo ripone nel suo borsello, accanto ad una croce di argento, impedendogli di liberarsi.
Per ottenere la libertà il diavolo gli promette di lasciarlo in pace per altri dieci anni, così Jack lo libera.
Dopo dieci anni il demonio torna dal fabbro, ma questo gli chiede di raccogliere una mela da un albero, prima di prendere la sua anima.
Il diavolo, che scarseggia in furbizia, viene così incastrato ancora una volta, quando Jack incide una croce sul tronco dell’albero e gli impedisce di scendere.
A questo punto si giunge ad un compromesso: in cambio della libertà, il diavolo risparmierà il fabbro dalla dannazione eterna.
Jack allora pensa di averla fatta franca e si dà ad ogni genere di efferatezza, così quando muore viene rifiutato dal Paradiso.
Ma neanche all’Inferno gli va così bene: il diavolo infatti gli ricorda il patto con lui stipulato e lo manda via, lasciandolo vagare come un’anima perduta e tormentata.
Jack gli fa notare che fuori tutto è avvolto dal freddo e dal buio, così il diavolo gli scaglia addosso un tizzone ardente e il fabbro lo infila in una rapa che ha con sé.
Da allora, con la fiaccola del demonio, erra senza sosta in cerca di riposo.
Ed ecco perché la rapa/zucca di Samhain, che in origine serviva a ricongiungersi con i propri defunti, è diventata il simbolo delle anime dannate.
In realtà se scrostiamo la leggenda da tutti i dettagli macabri, nati da una società suggestionata dalla morale cristiana, ci rendiamo conto che nulla di male si nasconde in una zucca.
Insomma: un neopagano che celebra Samhain e intaglia una zucca o chiunque festeggi Halloween, non è in alcun modo diverso da un cristiano che accende una candela per ricordare i propri morti, la sera del 31 ottobre.
©Lucia Boggia
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