La spirale ruotava, ruotava, ruotava… un caleidoscopio di colori: dov’era? Che fine aveva fatto il suo bel mondo?
Una sorta di visita anticipata dei tre fantasmi di Dickens l’avvolgeva… ma… non era quello il periodo, il momento dell’anno!
Ma forse… era il momento per lei: cosa era accaduto? La spirale ancora si muoveva, a volte lenta e leggera, altre guizzando senza nemmeno darle il tempo di capire cosa stesse accadendo…
Un guizzo di qua, uno di là… visi, facce note e meno note, altre dimenticate chissà da quanto tempo… eppure… adesso forse capiva che erano innocue. Lo erano sempre state, ma lei non lo sapeva. Le mancava la giusta lente, la giusta prospettiva. La chiarezza che solo adesso cominciava ad acquisire, a comprendere. Perché soltanto adesso cominciava a vedere veramente.
Lo sguardo del mondo dipende dallo sguardo del singolo. E il proprio sguardo dipende da se stessi… nulla e nessuno ci può dire come, cosa, quando, quanto e perché guardare.
La nostra lente si offusca quando crediamo che il nostro sguardo sia lo specchio dello sguardo del mondo, ma è lo sguardo del mondo che deve essere dato dalla somma degli sguardi di ognuno.
Tutto ciò, lei che girava insieme alla spirale non lo sapeva… e se lo avesse saputo prima, avrebbe reagito diversamente a tante cose, ma del senno di poi son piene le fosse…
E la ragazza era perfettamente consapevole del fatto che senza tutti quegli sguardi distorti, la giusta lente non l’avrebbe mai trovata, né indossata.
I tre fantasmi avevano fatto il loro dovere: le avevano mostrato ciò che doveva sapere.
Cioè che la guarigione non esisteva: era un costrutto astratto di cui si forgiavano gli illusi, i santoni e i truffatori, materiali e dell’anima.
Null’altro esisteva se non un lunghissimo e lentissimo processo di trasformazione e cambiamento, che semmai avrebbe innescato l’inizio di un processo di guarigione.
Ma la bacchetta magica non era mai esistita per nessuno, né era mai bastato biascicare una formuletta magica o bere una pozione per poi ritrovarsi lì, incolumi: nessuna ferita, nessun ricordo del passato, nessuna delusione, nessuna caduta…
Il viaggio doveva portarla alla consapevolezza, non alla guarigione: la guarigione era un’invenzione di chissà chi… il vero cambiamento era diventarne consapevole.
Fu così che la spirale d’improvviso si fermò, per poi cambiare rotta, e in un turbinio di colori la riportò a casa.
©Lucia Boggia
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