«Devo ammetterlo, Filinbard, non credevo che avresti tenuto fede alla tua parola.»
La voce oscura e cavernosa riecheggiava tra le pareti del fitto bosco, là dove nessuno lo avrebbe mai raggiunto.
Una barriera di rovi e spine contornava la corte, magicamente innalzata per non farvi accedere i nemici: un luogo in cui non visto, tutto avrebbe potuto vedere e osservare.
«A Te la mia osservanza, mio Sire.»
«Risparmia i convenevoli, elfo: abbiamo un patto.»
La nera luce che emanava da quegli occhi oscuri fu un sibilo piantato nel viso del traditore: un tiro andato perfettamente a segno, che gli ricordava quanto ancora avesse da perdere.
La sua dignità, il suo valore e la sua vita. Semmai era davvero esistito da qualche parte quel valore.
Intimorito da quello sguardo, l’elfo arretrò di qualche passo:
«Non ho dimenticato il nostro patto, Signore. Ma Tu mi hai dato la tua parola.»
E una risata fragorosa, cattiva, brutale e maligna venne fuori da quell’ammasso scuro e nero come la notte più nera e più fonda:
«Tu, stupido e ingenuo elfo… non sei tanto diverso da tutti gli altri… re, principi, uomini, mezz’uomini, mezz’elfi e comuni mortali!
La vostra smania di potere, la vostra ingordigia, il vostro voler strappare tutto dalle mani altrui, perché tutto deve essere solo vostro e a vostra disposizione!
Mi fate ridere e al contempo provo un’immensa pietà e anche ribrezzo per voi: come facciate a crogiolarvi in tanta contraddizione e in tanto marciume ancora non riesco a capirlo.
Ma io sono al di là di ogni cosa, sono immenso e immortale. Sono il potere puro, nudo e crudo e non potrò mai capire queste velleità.
Per un nonnulla vi vendete, vi svendete e svendete il vostro prossimo. E soprattutto… chi non ritenete vostro pari.
La tua cara amichetta ne è un esempio perfetto.»
«Non ti azzardare a toccarla!»
«Altrimenti? Troppo tardi: hai fatto la tua scelta. E benché ti sarà sempre impossibile ammetterlo… sei tu la causa della sua rovina e della rovina di tutti.
Hai venduto la tua amica, hai venduto il tuo popolo. Hai venduto ciò che restava della Resistenza.
Ma sono solo quisquilie, giusto? Donnicciole, streghe, figlie di chissà chi…
Loro non sapranno mai la verità, tranquillo.»
Filinbard scrollò le spalle, sconfitto:
«D’accordo, hai vinto: prendi ciò che vuoi. Anzi, prendi tutto: non m’importa più di niente.»
E un sordo rumore di passi, finalmente avvertì che quell’ammasso oscuro era qualcosa di fisico, reale e concreto:
«Bene,vedo che finalmente comincia a ragionare: mi spiace che debba finire così, Filinbard. Eri il mio preferito, nonostante tutto.»
Nell’ombra più oscura quei passi si fecero sempre più vicini al traditore, finché un flebile raggio di luna penetrò nella fitta barriera, illuminando quel viso regale ed evanescente: era Haerlyn, Il Re degli Elfi Bianchi.
(Continua…)
©Lucia Boggia
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