Le energie dell’equinozio sono ancora intorno e ci donano i loro ultimi preziosi insegnamenti: equilibrio, gratitudine, bilanci, tagli.
Eppure da qualche parte già possiamo ascoltare lieve, lievissimo, il richiamo della prossima stagione: lento e inevitabile il tempo di Samhain ci dona i suoi primi assaggi, si avvicina ai nostri corpi con piccoli sussurri, con strane e misteriose sensazioni.
È qualcosa che non riusciamo a vedere con i nostri occhi fisici, eppure lo percepiamo benissimo e lo vediamo con l’occhio della mente: si avvicina il Tempo del Velo, il Tempo degli Antenati e del misterioso Calderone della Dea.
E quindi la fine del ciclo, prima che tutto ricominci.
Per quanto mi riguarda, sono ancora in parte in modalità equinozio, anche perché sto ancora metabolizzando alcune esperienze e analizzando il mio raccolto.
Eppure l’aria frizzante e misteriosa di Samhain nella mia mente comincia a fare capolino: più seguo i passi della Dea, più mi rendo conto di questi piccoli cambiamenti e più vivo con consapevolezza i cicli della terra e della natura.
La sensazione di aver fatto tutto ciò che potevo, dovevo o volevo per questo raccolto e di rimandare al prossimo ciò che non mi è riuscito;
la consapevolezza di non poter controllare tutto e che quindi alcune cose si siano realizzate in maniera un po’ o del tutto diversa da quella che mi aspettavo;
imprevisti di sorta, deviazioni e crolli, perché anche questa è Dea.
Il mio raccolto ormai è pieno: l’ho ricevuto, assimilato e quasi tutto analizzato.
Ho ringraziato per tutto ciò che mi è stato donato, sono sbattuta con la faccia contro ciò che non posso cambiare e che devo lasciare andare e tuttora ci sto facendo i conti.
Ho cercato di analizzare i frutti, senza indulgere troppo nel giudizio e senza tuttavia cullarmi sugli allori: riconosco il lavoro e la fatica anche (non è detto che le due cose coincidano) fatte per arrivare fin qui e al prossimo Giro si vedrà.
Sto purificando la mia dimora, il mio corpo e la mia mente da tutto ciò che non mi serve più.
Samhain è semplicemente il passo successivo: quello che ci richiede è di giungere al nostro labirinto totalmente denudate/i di ciò che ci appesantisce e che non ci serve più.
Terminiamo ciò che dobbiamo terminare, tagliamo i nostri ultimi rami secchi, lasciamo cadere tutte le nostre foglie, accettiamo il fatto che a volte dobbiamo semplicemente lasciare andare, lasciar fare e abbandonarci al flusso, per vedere dove ci porta: l’inazione e la “passività” non sono negative in sé, ma servono a generare l’equilibrio di cui ogni cosa ha bisogno, per portare avanti la creazione.
Queste sono le nostre “ultime azioni”, prima di ritirarci in noi stesse/i, durante il tempo invernale.
La parte più sfidante e difficile, prima di giungere alla morte, è proprio il lasciarsi morire. Consapevolmente.
Accettare che quelle parti di noi hanno fatto il loro corso e lasciarle andare: salutarle, prima di giungere nella silenziosa quiete della morte e della rigenerazione.
Che sia dunque una meravigliosa fine di raccolto per tutte/i noi: ringraziamo, portiamo equilibrio nella nostra vita attraverso questi tagli, e forti del nuovo equilibrio, prepariamoci a morire e ad essere accolte/i nel morbido grembo della Dea.

Benedizioni,

©Lucia Boggia