La Dea ha una sua ironia, nel volerti insegnare ciò che hai da imparare: a volte, dopo lunghi giri, ti riporta esattamente al punto di partenza.
È quello che è successo a me, nella recente piega presa dal mio sentiero e dalla mia crisi spirituale e personale: dopo un piccolo girotondo, sono arrivata a fare quello che già da un paio d’anni avevo in mente di fare.
Mollare tutto, mollare la presa, spazzare via tutti i fronzoli e le cose in più e lasciarmi semplicemente andare al flusso: devo dire che si sta rivelando piuttosto difficile.
A momenti pensi «Non è poi così male», ma quando viene fuori un nuovo nodo ecco che ti chiedi: «Dove sto andando? Che cosa sto facendo? Chi sono? Qual è la “vera” versione di me?»
A un certo punto mi sono resa conto che l’intuizione avuta due anni fa e manifestatasi nuovamente nei mesi scorsi, aveva un suo senso e che avrei fatto bene a seguirla, prima di scatenare un mega cortocircuito, che poi si è comunque verificato.
L’intuizione era: «E se eliminassi tutto? Se tornassi per un po’ all’inizio, quando ancora nulla sapevo della Dea? Se eliminassi pratiche, rituali, tradizioni e Divinità? Se mi spogliassi di tutto ciò che ho imparato, per capire cosa realmente mi appartiene e cosa no? Cosa è un seguire pedissequamente ciò che altre persone hanno detto e fatto e che, per quanto valido, non mi si adatta? Cosa invece fa parte del mio nucleo più profondo?
Cosa c’era in me della Dea, prima che arrivassi dove sono adesso?
Quali sentimenti, quali emozioni ancestrali, primordiali vivevano in me, per quanto ne fossi inconsapevole?»
E così ho deciso di imboccare questa nuova via, alla ricerca di ciò che genuinamente (anche se inconsciamente) è sempre stato dentro di me, fin da quando ero piccola.
Ad esempio… il mio cartone animato preferito era Pocahontas: ben consapevole oggi che la sua vera storia sia un’altra, quando ero una bambina sentivo a pelle quella strana magia…
La magia della terra, della natura, della connessione con il Tutto.
Pocahontas era amica dei fiumi, ascoltava i messaggi del vento, parlava con gli animali e con la sua saggia Nonna Salice.
Era l’Amazzone che difendeva il suo popolo, ma che alle armi preferiva il dialogo.
Forse è da qui che viene il mio interesse verso le popolazioni indigene dell’America, anche se ancora non ho preso in mano un libro, per fare la loro conoscenza.
La Dea non è menzionata neanche una volta per tutta la durata del film, eppure, ad uno sguardo più attento, possiamo vedere che la pellicola è intrisa della sua presenza: all’inizio del film, nella canzone di apertura, Il Grande Spirito della natura è invocato dagli abitanti del villaggio, che vivono dei suoi frutti.
«Come un rullo di tambur
che la gente chiamerà,
le stagioni volano,
grano e frutti ci daran.
E vicino al fiume noi
pianteremo tutto ciò
che La Madre Terra può
maturare con amor.
Grande Spirito che puoi,
guidaci, resta con noi!
Tieni acceso il fuoco che,
che la via ci mostrerà.
Le stagioni volano,
come un rullo di tambur,
questa vita ci unirà,
come un rullo di tambur.»
Quando ero piccola adoravo questa canzone: non ne comprendevo esattamente il significato profondo, ma ne sentivo in qualche modo l’importanza.
Così come ne I colori del vento: lì si esplica l’intero sentire di chi segue La Dea.
L’amore e il rispetto per il creato, il dialogo con gli altri esseri viventi, l’animismo sotteso a gran parte delle antiche culture indigene.
Pensavo di poter diventare come Pocahontas, che quando corre per salvare John Smith, quasi si trasforma in un’aquila o di poter correre come lei in foreste incantate.
O di gettarmi nelle acque potenti di una cascata, continuando a nuotare per vedere «Dopo il fiume cosa c’è».
Non ho dubbi che la maggior parte delle “suggestioni” e del mio più profondo sentire nei confronti della Dea, mi vengano da questo cartone.
Anche l’orso che si fa prendere tra le braccia, il lupo che ulula alla luna, l’ipnosi di quei cerchi concentrici che Nonna Salice forma nell’acqua: ricordo che quando andavo al mare, ripetevo questo gioco.
Prendevo dei sassi e li lanciavo nell’acqua, solo per vedere che effetto mi facevano quei cerchi, uno dentro l’altro, per poi recuperare i sassi caduti sul fondo, come fossero un tesoro.
E chi è Nonna Salice?
È la Vecchia Saggia del villaggio, colei che dona i suoi insegnamenti, i suoi consigli e i suoi rimedi medicamentosi: una strega, insomma.
La strega a cui ci si rivolge, per parlare e per arricchirsi della saggezza della sua vecchiaia.
Non solo: un ricordo dei miei primi studi sulla Wicca lega il salice al Mondo Invisibile, al Mondo dei Morti.
Nella versione estesa del Rede si dice che esso sia l’albero che “divide” i due mondi, ma allo stesso tempo li mette in comunicazione, attraverso la riva di un fiume.
Non ricordo le parole precise, poiché successivamente ne ho creata una mia versione, pur basandomi sull’originale.
Quello che però mi colpisce in questa mia risignificazione consapevole è che Nonna Salice corrisponda in tutto e per tutto al volto Oscuro della Dea. Almeno ad una possibile sfumatura di questo volto: è un’iniziatrice.
È lei che spinge Pocahontas ad avere fiducia nelle sue intuizioni, è lei che le dice di ascoltare Gli Spiriti della terra e dei fiumi, è lei che le mostra il segreto del Cerchio, fondamento del sentiero della Dea.
Nel Cerchio siamo Uno, nel Cerchio comprendiamo il nostro legame con la Madre e con tutto il creato.
Non solo: il fiume (o comunque i corsi d’acqua in generale) è lo specchio della nostra anima, del nostro io interiore, dei nostri inferi. Ed è anche, in molte culture, il vero e proprio ingresso all’Altromondo.
Dunque forse il fatto che Nonna Salice crei quei cerchi nelle acque del fiume può avere una valenza ancora più forte.
Ancora è lei a donare a Pocahontas le risposte sulla freccia che vede nel suo sogno ricorrente.
Ed è sempre lei che dona i rimedi volti alla guarigione. E non è detto che debbano essere indolori.
Ad esempio, quando ricorda a Pocahontas e a John Smith che solo dopo la fine della battaglia potranno stare insieme.
Sì, nel cartone è tutto ovattato (nonostante la fine sia comunque traumatica per una bambina), ma l’insegnamento è che si debba attraversare una prova, prima di poter giungere dall’altra parte.
E questi sono di solito gli insegnamenti che La Dea ci dona nella sua veste oscura, di Strega, di Crona, di Iniziatrice.
E allora… io ho scelto di seguire questi insegnamenti e di portarvi nel mio viaggio, alla ricerca del mio nucleo primigenio, quando La Dea era in me e non lo sapevo.
Che sia un buon viaggio per tutte/i!
©Lucia Boggia
Immagine del film animato ripresa da https://quotesgram.com/pocahontas-grandmother-willow-quotes/ e da me modificata, su ispirazione dello stesso sito, inserendo la citazione di Nonna Salice.
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