Quando i tuoi pensieri fanno rumore e confusione, non zittirli aggiungendo rumore: ascoltali, ascolta la tua coscienza, fa’ spazio in te per accogliere il silenzio.
Il silenzio spaventa, perché fa più rumore del rumore, urla più delle parole.
Per non ascoltarlo ci raccontiamo storie, facciamo monologhi e soliloqui, evitiamo di restare in solitudine e ascoltiamo musica, guardiamo la televisione.
E invece quanto più benefico sarebbe per noi, se spegnessimo tutto, finanche i nostri pensieri, per isolarli uno ad uno e ascoltarli davvero: viviamo in un tempo e un luogo che non ci permettono di fare silenzio. Parlo di un silenzio benefico, salutare, quello di cui tutte/i abbiamo bisogno, per prendere coscienza di noi stesse/i e ricaricarci.
Quando siamo sovraccaricate/i, confuse/i e non abbiamo idea di dove sbattere la testa o in che direzione guardare… spegniamoci.
Spegniamoci completamente.
Cerchiamo e pratichiamo il silenzio, facciamo attenzione ad ogni rumore, fruscio o pedata dei nostri pensieri: accogliamoli, senza per forza analizzarli e senza giudicarli.
Impariamo a stare nel silenzio, nel rumoroso silenzio della nostra mente: cosa ci sta dicendo? Quali immagini riporta alla nostra mente? Di quali bisogni ci sta parlando? E perché è così complicato, a volte, ascoltarci e capire quale direzione prendere?
Nei momenti in cui ci sembra che la testa vada a fuoco, che i pensieri siano una ruota che gira in continuazione, che il bivio al quale siamo arrivati/e sposti sempre un po’ più in là il confine e ci renda impossibile una scelta… è lì che dobbiamo silenziarci.
Praticare il silenzio assoluto, almeno un’ora al giorno, può aiutarci a frugare dentro noi stessi/e.
Può indicarci il punto che duole, può illuminare la crepa che ci dà fastidio o il nervo scoperto che non riusciamo a vedere.
E anche se non è assoluto, cerchiamo di praticarlo ugualmente ogni giorno: evitiamo di stare sempre col telefono in mano, come se fosse ormai parte integrante del nostro corpo;
abbassiamo il volume della radio e limitiamo la televisione.
È difficile, è vero, ma sono tutte cose che ci distraggono. E se siamo talmente distratte/i da non riuscire nemmeno a percepire i nostri bisogni, vuol dire che ci siamo scollegate/i da noi stesse/i.
Il silenzio è salutare: ci mette in contatto con le nostre crepe e quindi con i nostri bisogni.
Ci fa tornare al nostro centro, per comprendere finalmente di cosa abbiamo bisogno, cosa c’è che non va e che dobbiamo rettificare.
Non sto dicendo che dobbiamo votarci al mutismo, ma almeno un’ora al giorno, dedicarci a questa pratica e alla consapevolezza di ciò che davvero fa rumore in noi, per essere ascoltato.
Non fermiamoci al primo fastidio: restiamo in quel fastidio, restiamo in quella ferita, in quel rumore, in quel silenzio.
Solo quando i pensieri si saranno fatti più chiari, solo quando la nostra nuova consapevolezza sarà giunta in superficie, allora potremo uscire dal silenzio, portando con noi il tesoro ricevuto.

©Lucia Boggia