Seguire la spiritualità della Dea non è facile, ma questo vale per ogni sentiero religioso o spirituale e per ogni percorso di crescita: più si è sinceri e si scava nella propria interiorità, più il sentiero appare ripido.
Tuttavia è una cosa normalissima e non dobbiamo demoralizzarci, se spesso ci sentiamo stanchi e stremati, perché ciò è parte dello stesso percorso.
L’altro giorno abbiamo introdotto la prima parte dell’ultimo insegnamento di questo Imbolc: la fede, cosa significa avere fede e perché è così importante.
Oggi voglio agganciarmi a questo discorso, parlando di ciò che segue l’atto dell’avere fede, ossia vivere il presente.
Siamo sempre così presi dalle emozioni e dai traumi passati e così angosciati per ciò che potrebbe o non potrebbe accaderci, che dimentichiamo del tutto l’unica cosa davvero importante: essere in contatto con noi stessi, con la vita, con l’attimo presente.
Il passato e il futuro infatti di per se stessi non esistono: il passato è ciò che è accaduto un tempo e che adesso non è più.
Il futuro nemmeno esiste, perché è solo quello che un giorno conosceremo come nostro presente.
Perché dunque lasciare che il nostro vero presente ci sfugga dalle mani, per rincorrere vecchie cicatrici e simulacri di un tempo che ancora non esiste?
Con questo non sto dicendo affatto che dobbiamo rinnegare chi siamo stati, né che dobbiamo rinunciare a coltivare i nostri sogni e progetti: avere degli obiettivi è ciò che ci fa andare avanti, ma dobbiamo cercare di farlo nella giusta prospettiva, vivendo l’attimo presente, il nostro tempo, la vita che scorre nel momento stesso in cui ci dedichiamo a quei progetti.
D’altra parte chi siamo adesso lo dobbiamo solo a chi siamo stati, alla strada che abbiamo percorso per arrivare fin qui, ai traguardi che abbiamo raggiunto e agli errori che abbiamo commesso: gli errori non sono quello che la società ci impone di pensare, ossia degli incidenti di percorso o peggio ancora una colpa.
Molte volte il motivo per cui restiamo bloccati nel passato è proprio il rivangare continuamente i nostri errori e quindi quelle che per noi sono le nostre colpe, senza pensare invece che sono proprio gli errori che ci fanno andare avanti e che ci fanno crescere: gli errori sono una possibilità, sono la nostra esplorazione, la nostra comprensione di noi stessi e del mondo.
Come facciamo a capire chi siamo e cosa vogliamo, se non esploriamo, se non andiamo alla ricerca, se non sperimentiamo, per poi renderci conto che magari una strada è più adatta a noi, piuttosto che un’altra?
È uno schema mentale dal quale è difficile liberarci, ma vale la pena almeno provarci.
Non dobbiamo rinnegare chi siamo stati, solo perché non ci riconosciamo più in quell’immagine: al contrario dobbiamo ringraziare quello che vediamo riflesso allo specchio, perché senza quell’errore, senza quella fase, senza quel particolare sentiero imboccato, non saremmo mai arrivati a quello che è adesso il nostro presente.
Dunque onoriamo le nostre vecchie vite, accettiamo chi siamo stati senza rinnegarci e andiamo avanti: i ricordi saranno sempre con noi, ma non devono diventare le nostre catene.
Noi oggi siamo la somma di tutte le persone che siamo state: prendiamone consapevolezza e continuiamo il sentiero.
Quanto al futuro, perché dovremmo preoccuparci di chi saremo, se abbiamo oggi, adesso, in questo preciso istante la possibilità di creare la persona che vogliamo essere?
È qui che il vivere il presente si riallaccia all’avere fede: se crediamo in noi stessi, se abbiamo fiducia nella nostra fiamma interiore, nel fuoco che ci connette al nostro essere e alla Divinità, possiamo allora imparare a focalizzarci sul sentiero, sul momento presente.
Non sto affatto dicendo che sarà una passeggiata: seguire La Dea non è una polizza assicurativa e la fede di per sé non garantisce che tutto andrà bene.
Tuttavia potranno essere dei pilastri nei momenti bui e difficili della nostra vita, così come ci sosterranno nelle vittorie.
Se confidiamo in quella fiamma, lentamente le cose cominceranno a cambiare: non sarà il mondo a cambiare, quanto piuttosto il nostro modo di vedere il mondo, la vita e le cose in generale.
Attraverso un lungo processo di trasformazione, potremo un giorno imparare a staccarci dalla nostra vecchia immagine e dalla zavorra che questa ci fa portare dietro: potremo forse imparare a comprendere che il passato è passato e che vive nella nostra persona presente, senza la necessità di restarvi imprigionati.
E potremo forse imparare a vivere il viaggio verso la persona che vogliamo essere in futuro: potremo imparare ad apprezzare il viaggio, le tappe lungo il percorso prima della destinazione stessa.
È questa in fondo la vita: non il restare intrappolati nelle larve del passato, né perdersi in simulacri di un futuro solo vaneggiato, ma costruire quel futuro giorno dopo giorno, passo dopo passo, vivendo l’unico tempo realmente importante. Il presente.
Devo dire che in questo io ho ancora molta difficoltà, ma negli ultimi giorni ci ho riflettuto davvero tanto e cercherò di impegnarmi. Per non essere più schiava del mio passato e costruire il mio futuro passo dopo passo, vivendo la bellezza del viaggio.

©Lucia Boggia