Nei mesi scorsi mi sono tanto interrogata sulla questione del sacerdozio: cosa vuol dire oggi, nella spiritualità della Dea, essere sacerdote/ssa?
In realtà non è per niente il mio campo e non ho la pretesa di spiegarne il senso a chi leggerà: il mio scopo, in questo articolo, non è insegnare come o perché avvicinarsi al sacerdozio o come fare per seguire e servire La Dea in questo senso.
Non parlerò di corsi o percorsi da seguire, né di cerimonie e rituali.
Sì, per un po’ nei mesi scorsi mi sono sentita molto confusa a riguardo: nonostante abbia sempre scartato questa strada, poiché non l’ho mai ritenuta adatta a me, ultimamente mi sono chiesta se non stessi sbagliando.
E la risposta che mi sto dando in questo momento è sì, stavo sbagliando: io non sono la grande strega-sacerdotessa.
Non potrò mai mettermi davanti a una camera, né creare un tempio e insegnare agli altri cos’è un rituale o come crearlo e perché: non avrò mai l’ardire di insegnare come creare un cerchio, come chiamare Gli Elementi o connettersi con La Dea.
Non creerò cerimonie, rituali e meditazioni guidate per chi mi segue, non organizzerò cerimonie o veglie e non guiderò le persone nel passaggio della Fiamma e cose del genere.
No. Perché non è la mia strada, non è il mio sentiero.
Eppure in fondo… una strana sensazione mi guida da un po’ di tempo: servire La Dea, con gli strumenti che ho, con i miei talenti, con i miei doni.
Che non sono quelli di una strega-sacerdotessa youtuber, né quelli di una celebrante creatrice di un tempio, che mette a disposizione corsi per aiutare altre persone a diventare a loro volta sacerdoti e sacerdotesse.
Quella non sono io.
Io sono (almeno nelle intenzioni e nelle mie aspirazioni) una barda: scrivo da sempre, perché non posso farne a meno.
Scrivere è la mia vocazione, il mio più profondo anelito, il mio scopo nella vita: scrivere per me è ossigeno e una giornata passata senza scrivere è una giornata persa, un’occasione sfumata.
Il mio desiderio, negli ultimi tempi, è proprio questo: unire ciò che già faccio da anni all’anelito spirituale di servire La Dea.
Servirla concretamente: attraverso le mie parole, attraverso i miei scritti, attraverso la mia esperienza e l’esperienza che io faccio della Dea stessa.
E questo cosa c’entra col sacerdozio?
Tutto o niente.
Non sarò mai una sacerdotessa, nel senso corrente del termine, ma se analizziamo la parola, comprendiamo che in realtà possiamo abbracciare quella chiamata in tanti modi diversi: la parola Sacer-dot-e-ssa viene dal latino “Sacer” (sacro) e *dhe radice di “facere” (fare).
Dunque il sacerdote e la sacerdotessa sono colui e colei che “fanno sacro”. Cosa? Ogni più piccolo atto nella propria quotidianità, vivendo ogni cosa nella loro vita con la meraviglia e con la sacralità dovuta, con il candore di un/a fanciullo/a.
Con profondità e con la consapevolezza che tutto è connesso, che tutto è natura, che tutto è Dea.
Ecco, senza avere alcun tipo di presunzione, è questo ciò che vorrei raggiungere: servire La Dea attraverso il mio dono, “facendo sacra” la mia parola e portando a chi ne ha bisogno le risposte che cerca, attraverso i suoi insegnamenti.
Non so ancora esattamente come ci arriverò, ma so che questo nuovo periodo di prova è qui proprio per prepararmi. E quando sarò pronta mi condurrà al sentiero che da sempre mi sta aspettando.

©Lucia Boggia