L’equinozio è passato: imbocchiamo il ponte che da quest’ultimo ci porterà lentamente e finalmente alla Metà Oscura dell’anno e alla festa di Samhain.
Inizia il momento in cui raccoglierci in noi stessi, in cui prepararci all’inverno che verrà: Samhain e il periodo che ci apprestiamo a vivere (io già adesso, personalmente) sono il tempo della discesa.
Per quanto qui le giornate calde ancora si alternino all’autunno che ormai incalza, l’estate volge al termine ed è il momento di fare i conti con tutto ciò che abbiamo o non abbiamo raccolto: è il momento di fare i conti con la nostra ombra.
L’oscurità lenta scende sulla terra e l’equilibrio tra le parti viene scalzato a favore del buio: il luogo in cui tutto nasce, il confine tra la morte e la rinascita, la soglia attraverso cui si passa e da cui si esce totalmente trasformati.
Come sappiamo Samhain rappresenta la fine e l’inizio della Ruota: come mi piace sempre dire, è il momento del “non-tempo” e del “non-luogo”, poiché tutto è finito, ma nulla è ancora ricominciato.
Siamo con un piede da una parte e uno dall’altra: il passato che ordina di essere lasciato andare e il futuro che ancora deve iniziare, poiché per essere vissuto necessita di una stasi.
In quella stasi viene concepita la nuova vita: ci troviamo al centro della terra, nel fondo di noi stessi. Ed è lì che ci viene chiesto di affrontare la nostra oscurità più profonda, è lì che dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia tutto ciò che non ci piace, tutto ciò che ci fa stare male e lasciarlo andare, trasformandolo in qualcosa di positivo.
Come l’alchimista afferra la materia grezza e la trasforma in oro, così noi siamo chiamati ad accettare e amare di noi stessi anche ciò che più ci dà fastidio, anche i nostri lati scomodi, per imparare a gestirli al meglio e curare le ferite che hanno generato quell’ombra.
È un momento in cui meditare, in cui raccoglierci e riflettere su noi stessi e sulla nostra vita: è il terzo ed ultimo raccolto e abbiamo bisogno di fermarci, per capire cosa vogliamo definitivamente lasciare alle nostre spalle.
Onoreremo e ricorderemo sempre quella parte di noi come ciò che ci ha resi chi siamo, ma sappiamo che è giunto il momento di salutarla, per andare incontro a nuove versioni di noi stessi, ad una nuova vita e a nuove ispirazioni.
È il momento perfetto per tornare un po’ indietro e rileggere vecchi diari o ricordare chi eravamo, per comprendere quanto siamo cresciuti e quanto lavoro ancora dobbiamo fare, per raggiungere i nostri obiettivi e desideri.
Ma per quanto sia ancora tempo di raccolto e bilanci, è bene anche farlo con una certa “indulgenza”: guardiamo sì cosa abbiamo fatto, cosa non siamo riusciti a raggiungere e cosa dobbiamo migliorare, ma siamo anche comprensivi con noi stessi, lasciando tacere quando occorre la nostra voce giudicante.
Soprattutto siamo grati per ciò che abbiamo ricevuto e per i traguardi raggiunti: se qualcosa c’è da sistemare, troveremo il modo di farlo al prossimo Giro di Ruota.
Per quanto mi riguarda, al momento mi sento proprio come un animale che inizia a fare la scorta dei viveri e a preparare la sua tana, in vista dell’inverno.
Credo sia uno dei modi migliori, per affrontare la discesa che stiamo per compiere: cerchiamo di rendere la nostra casa la nostra tana per l’inverno.
Facciamo scorte, creiamo un clima caldo e confortevole, decoriamo la casa con i colori accesi dell’autunno e soprattutto rallentiamo, fermiamoci.
I ritmi della società odierna vanno esattamente all’opposto rispetto alla natura, ma per quanto possibile, cerchiamo di farlo ugualmente: prendiamo un momento per noi, riflettiamo, pratichiamo la gratitudine e celebriamo con le persone che amiamo.
Non c’è modo migliore di affrontare la discesa che ormai si avvicina.
Felice passaggio!
©Lucia Boggia
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