Ricordi, Diana, il tempo che ci avvinse?
Ricordi quando al tuo il mio cuor si strinse?
Bella, eri, e forte.
Splendeva la falce sulla fronte:
Vergine e legge a te stessa,
la via per me schiaristi e tra la ressa
d’anime affollate a danzare mi chiamasti.
Se ho ricordi di quei fasti?
Sempre nella mente, eppur indietro
ti lasciai: troppi cocci di vetro,
strambi e opposti insieme:
quale speranza aveva il seme
di crescere e fruttare?
Qualcosa a forza servì lasciare andare.
Eppure, sai, a volte ancor ti penso:
il mondo tuo col mio non aveva senso,
ma il dardo e la falce tuoi nei boschi
protessero me dai labirinti foschi,
e con la via da te tracciata
dal lucifero lago divenni nuova nata.
Da un po’ non ci parliamo,
ma oggi nel mio giorno io ti chiamo:
ché se son quel che sono, mia Diana,
è perché la tua amicizia non è stata vana.
Nell’Antica Roma il 13 agosto si celebravano i Nemoralia, riti tenuti in onore della Dea Diana, presso il tempio a lei dedicato sul lago Nemi.
Diana era La Dea dei boschi, della caccia e la protettrice degli animali.
Fu chiamata anche “Lucifera” o “Lucina”, cioè “Portatrice di luce”, e successivamente annessa alla simbologia lunare che tuttora le si riconosce.
Questa poesia vuole ricordare il tempo in cui muovevo i miei primissimi passi nel sentiero pagano: stavo vivendo un momento di assoluto eclettismo, in cui mi sentivo molto vicina a Diana.
Mi ha aiutato a comprendere il mio valore, ad essere una Vergine, come la si intendeva anticamente: una donna libera, legge a se stessa, che lotta per il proprio potere.
A un certo punto mi sono scontrata con la necessità di effettuare qualche taglio: il mio sentiero era diventato troppo confuso, troppo pieno di tradizioni totalmente diverse, così insieme ad altre Divinità, ho salutato la mia Diana.
In questi giorni, però, pensando al 13 agosto ne ho sentito la mancanza e ho deciso di onorarla, nonostante il mio cammino celtico.
©Lucia Boggia
L’immagine presa dal web riproduce l’opera di Jules Joseph Lefebrve, Diana Chasseresse
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