Il campo è in fiamme, la guerra impazza: davvero lascerei accadere tutto questo?
Dove sono stata finora? Cosa ho fatto?
Tutto si mescola, tutto ancora è confuso… tutto è buio, la notte scorre, cala sul villaggio in fiamme…
Ed io che faccio? Resto qui, immota, immobile. Come se qualcosa di molto più forte di me mi trattenesse con i piedi per terra: non devi, non devi andare!
Non è così semplice, non è per niente facile, ma ho scelta?
Quanti caduti, quanto inutile sangue versato… era questo che avevo notato, era questo che volevo cambiare… questo ha lacerato l’intero mio mondo, la tela che stavo dipingendo.
Ferma qui, cercavo le parole, cercavo la tela da dipingere. Ma ancora una volta nulla usciva dalle mie labbra, nulla dalle mie dita: bloccata qui, senza poter fare nulla, assisto alla morte e alla distruzione del mio popolo, del mio villaggio, dei miei amici…
Come posso?
Le catene mi avvinghiano al suolo: da dove sono uscite? Non le avevo prima!
Catene ferrose che non mi lasciano muovere: il peso dei rimpianti, lo squarcio dell’anima, delle parole che urlano per uscire ma che poi perdono vigore.
La crepa nella tela, il buio della mente che adesso brilla nelle fiamme che inghiottono tutto e tutti.
Un urlo lancinante mi spacca la testa: è da me che proviene?
Sì, dalla mia gola distrutta… non credevo fosse capace di tanto.
La terra trema sotto i miei piedi, sotto il mio corpo: la furia che impazza nel villaggio ha afferrato anche me.
E adesso grido con tutte le mie forze, adesso mi dibatto e lotto e con i denti afferro le catene: il suolo si smuove, finché quelle catene si spezzano: libera, sono libera!
Non so quanto durerà, ma ce l’ho fatta!
Allora corro, mi getto nella mischia, nel campo bruciato dove tutto è morte e distruzione.
Lì giace il mio popolo.


©Lucia Boggia