Incantato giardino, il verde tutto attorno: così familiare e a un tempo sconosciuto…
Qualcosa di selvaggio emanava quello strano luogo: gli alti alberi, le rocce che facevano pensare a tutto tranne che a un giardino.
Una foresta, un luogo esotico e magico: tale era e tale era l’uomo che l’aveva afferrata e trascinata in quella strana malia.
«Ti farò dono di un’esperienza,» le aveva detto «ti insegnerò a comunicare con lui, a partecipare del rituale.»
Un rituale, a quanto pareva, sacro: le aveva promesso che le avrebbe insegnato i segreti del sacro animale e del suo spirito.
Non poteva deluderlo, adesso.
Non sapeva cosa aspettarsi, non sapeva nemmeno in cosa consistesse il rituale: questo le faceva paura, ma ormai non poteva tirarsi indietro.
Il cuore accelerò i battiti, l’ansia le salì in gola e la giovane era tutta un tremore. Ma non aveva intenzione di indietreggiare: ormai aveva deciso, avrebbe incontrato il Serpente.
Ma non appena giunta di fronte alla roccia si sentì in trappola: una strana presenza le si avvolse intorno al corpo, come una ventosa le si appiccicò alla spalla e la donna fuggì impaurita.
«No, non dovevi!» il suo mentore urlò, ma non sembrava arrabbiato.
Piuttosto era sorpreso e allarmato: non era stata lei a chiedergli di mostrarle i grandi segreti del Serpente?
Le si avvicinò, paziente:
«Devi lasciare che ti morda e che il veleno fluisca in te, altrimenti il rituale non ha senso. Dopo reciti queste parole, per bandirne l’effetto letale.»
E le porse un foglio di carta, sul quale campeggiavano delle scritte che avevano tutta l’aria di essere un incantesimo.
Tremante la giovane lo prese tra le mani e restò in attesa del suo sinuoso amico: egli giunse, le si avvolse intorno a tutto il corpo e con i suoi denti fece fluire in lei tutti i suoi segreti, tutta la sua linfa vitale.
Dapprima scossa e angosciata, quasi si abituò a quella presenza e al veleno che, lentamente, prendeva possesso del suo corpo: quanto ci avrebbe messo a fare effetto?
Cosa le sarebbe accaduto, una volta che lo stesso sarebbe entrato potentemente in circolo?
Lo sentiva nelle sue vene, lo sentiva scorrere nel suo sangue, ma adesso il corpo sinuoso dell’animale non la stringeva più: era scomparso.
Allora, ricordandosi del destino che l’avrebbe attesa se non avesse fermato il veleno, prese a recitare le parole che le erano state consegnate.
Ma era come se qualcosa lottasse contro di lei: più e più volte tentò di arrivare alla fine dell’incanto, ma le parole le morivano in bocca.
E più ci provava, più qualcosa la interrompeva: una voce, una distrazione, un blocco e l’incanto perdeva il suo valore.
Fissava la sua guida, disorientata: il tempo stava scadendo, era scaduto… cosa sarebbe accaduto, adesso?
Il veleno si sarebbe arrestato da solo oppure, insieme ai suoi segreti e insegnamenti, le avrebbe trasmesso anche la certezza della morte?
Era questo il significato di quell’incontro? Era questo ciò che il Serpente voleva dirle?
Che era ora di morire? Che era ora di accettare la trasformazione della vecchia ascia e abbandonare la vecchia muta?
Non sapeva rispondersi: tutto ciò che sapeva era che il Serpente portatore di veleno e saggezza, l’aveva resa partecipe del suo grande segreto.
Poi, come nulla fosse, era scomparso, portando con sé l’incanto e quelle parole mai pronunciate.
©Lucia Boggia
Lascia un commento